Il film di cui ci occuperemo oggi è Rain Man (L’uomo della Pioggia) diretto da Barry Levinson.

L’eccellente e principale protagonista di questo film è Dustin Hoffman nel complesso ruolo di Raymond, un uomo autistico, mentre, l’altro interprete è il giovane Tom Cruise nel ruolo del fratello, Charlie Babbit.

Questo film inizialmente si svolge con una narrazione apparentemente banale ma, è solo l’anteprima di qualcosa di più profondo. Nella prima parte, fino forse a metà film, troviamo il cinismo di Charlie che alla morte del padre viene a conoscenza di questo fratello diverso da lui e che ha ereditato tutto. Con calcolata indifferenza, pensa, prontamente di approfittarne, cercando di catapultare le situazioni, diventando tutore e gestore del patrimonio di Raymond e della sua vita e risolvere così tutti i suoi problemi economici.

Inoltre, frequentandolo da vicino, Charlie, si accorge che il fratello ha una grande potenzialità. L’autismo di Raymond non è affatto un handicap perché, egli ha una formidabile memoria visiva e a questo punto, Charlie accanito giocatore, sfrutta il fratello affinché gli suggerisca le mosse di gioco.

Ad un certo punto però, la vita gli insegna che mai dire mai, poiché nel lungo viaggio intrapreso in macchina a tu per tu con questo fratello che lui definiva strano, assente, si instaura, invece, un legame invisibile, profondo, velato e forte, intrinseco di sguardi ed emozioni che occhio nudo non coglie ma che scuotono Charlie tanto da battere totalmente il suo cinismo che fino ad allora gli aveva chiuso l’animo, tanto da fare brezza lentamente nel suo cuore e nella sua mente.

Riaffiorano piano piano, dei ricordi di quando era piccolo e mettendo a posto i vari tasselli, come in un puzzle, realizza che quel ragazzo che lui considerava un po’ bizzarro e che chiamava Rain Man (forse perché voleva dire Raymond) a cui cantava canzoncine, altri non era che suo fratello.

Inizia, a guardarlo con occhi diversi e capisce che Raymond è molto sensibile, e capace di grandi cose. Comprende durante un ballo che per comunicare con lui sono più efficaci i gesti che le parole.

Questo film strutturato in tempi in cui certi argomenti erano tabù, è capace, comunque, di affrontare la problematica dell’autismo con naturalezza e delicatezza. Trasmette la sensazione che quello dell’autismo non è un mondo buio ma che attraverso l’amore si possono creare spiragli, fino a percepire degli stimoli impressionanti e con delicatezza creare un canale di attitudini comuni.

Possiamo affermare che conoscere e frequentare una persona del genere può essere un ricco patrimonio per l’animo umano.

Attenzionando il cuore possiamo cambiare idea sulle persone; possiamo ben dire che la “ diversità “ non esiste se non nel modo di pensare.

Ognuno di noi è “ unico e prezioso “.

D.P.R.