Quando Gioia aprì gli occhi, erano incredibilmente le sei del mattino successivo, pensò quanto aveva dormito e si fece convinta che la stanchezza ha sempre il sopravvento. Si vestì e scese a fare colazione nell’apposita saletta della locanda, poiché, anche se era particolarmente vero che non aveva voglia di vedere gente, altrettanto vero era che il suo stomaco aveva voglia di vedere cibo.

Dopo aver fatto colazione, si stupì lei stessa di come aveva potuto mangiare quasi mezza torta all’albicocca e bere due tazze piene di cappuccino, pensò che il corpo umano fosse davvero un mistero. Messo il suo fedele soprabito blu, uscì, aveva bisogno di aria fresca. Si mise a passeggiare fino ad arrivare al lungomare.

Mentre girovagava, gli venne l’improvvisa voglia di vedere Limoncione, quel paesino con strade fatte di pietra, presa l’auto e seguendo le indicazioni stradali, sì avvio verso quel luogo pieno di ricordi della sua infanzia.

Dopo circa mezz’ora arrivò a destinazione e una volta parcheggiata l’auto nella piazza del paese, fu sommersa dai ricordi. Gli venne davanti il maxi schermo, dove per la prima volta, aveva visto Grease, si girò, vide la Cattedrale e decise di entrarci.

Una volta all’interno fece un giro a 360° con la testa all’insù e ammirò gli affreschi, che come sempre, ai suoi occhi, sembrarono maestosi anche ora che non era più una nanerottola, si mise a rimuginare sui tanti ricordi che le vennero in mente e si ammalinconì.

Uscita dalla cattedrale pensò di andare al bar da Daisy, come una volta, incredibile quanto tempo era passato, ma lei ricordava tutto in modo così nitido.

Davanti al bar esitò, era un po’ cambiato nello stile e nel colore, ora era di un caldo color pesca, mente prima era tutto bianco. All’interno, cerco con gli occhi Daisy, immaginandola un po’ cambiata, ma non la vide. Si accomodò e subito si avvicino una ragazza dai capelli rossi con il grembiule nero, ordinò un bel gelato e quando fu servita, notò lo sguardo insistente della rossa. Le venne, poi, naturale mettersi a dialogare, gli raccontò, infatti, di quando andava in quel posto con sua zia Adelaide a prendersi il gelato, mentre sua zia, preferiva l’inconfondibile granita al limone. A quel punto, allora, la ragazza urlò “No... tu sei Gioia, non mi riconosci....” “Beh si sono io, - disse Gioia con tono meravigliato- scusami ma io non so chi sei, non mi ricordo”, la ragazza rispose “sono Marika” e così si abbracciarono e si misero a ricordare tempi passati e apprese cosi, Gioia, che Daisy non c’era più. Si scambiarono i numeri di telefono e lei si accinse a ritornare a Occhioli per l’appuntamento con il notaio. Era stato bello come sempre stare un po’ in quel meraviglioso paese.

Dopo essere stata dal notaio, Gioia, si fermò a comprare un bel panino, come piaceva a lei, con pancetta, scamorza e olive e si appoggiò, per mangiarlo, sul muretto del lungomare, mentre il vento gli svolazzava i capelli. Si mise a guardare l’orizzonte e gli vennero in mente sprazzi del passato e mentre sulle labbra gli compariva un sorriso, gli sovvenne che quando aveva circa quindici o forse sedici anni, non ricordava bene l’età, aveva lavorato (se così si poteva dire) un mesetto in un piccolo chiosco sulla spiaggia. La parte migliore di questo ricordo, era che un giorno d’estate, dopo aver visto due coppie di sposi nei loro stupendi abiti eleganti, giunti per fare le foto sulla spiaggia, aveva abbandonato tutto, lasciando il chiosco incustodito, ed era andata dietro agli sposi. Gli abiti da sposa gli piacevano da sempre, sin da quando era piccola, infatti, tutti i vestitini delle sue bambole erano da sposa.

Pensò che fosse ora di tornare alla locanda, si alzò dal muretto, si mise in auto, accese il motore e partì.

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