Gioia era di ritorno a Occhioli, era stanca alla guida della sua auto e rifletteva tra sé che i week-end, normalmente, servissero a riposarsi, ma, non era il suo caso. 

Pensò poi, che tra dieci minuti, sarebbe finalmete arrivata, sentiva il bisogno di un caffè, come di un naufrago della spiaggia o di qualsiasi ancora di salvezza.

Arrivata finalmente a Occhioli, si fermò al primo bar, non ce la faceva ad aspettare per la colazione con Annarita, mancava, quasi, un’ora.

Entrò nel bar e chiese subito un caffè, seduta vicino a lei c’era una ragazza che parlava al telefono ad alta voce, era impossibile non sentirla, si stava lamentando con qualcuno, che avrebbe dovuto fare 40 km per provare l’abito da sposa, giacché in città non c’era un simile negozio, sembrava molto contrariata.

Gioia pagò e uscì dal bar pensierosa, per tale motivo, inciampò e andò a finire addosso a un bell’uomo, che subito l’afferrò e la strinse al petto come per proteggerla.

Gioia si accorse subito del bel profumo maschile dell’uomo, pensò tra sé che si trattasse di una fragranza coinvolgente, si destò di colpo, alzò gli occhi imbarazzata e si perse nel lago azzurro degli occhi dello sconosciuto, sembrava stregata. “Signorina tutto bene? Si è fatta male? – disse l’uomo - Sembra sotto choc”, lei lo fissò ebete e rispose “No, cioè non mi sono fatta male e che… – proseguì imbarazzata - insomma niente grazie, grazie davvero”.

Lo sconosciuto la fissò con quegli occhi che sembravo un oceano e con il più bel sorriso che Gioia, avesse mai visto e proseguì: “Piacere Emmanuele, posso sapere qual è il nome della dolce fanciulla che ho salvato?”, ella rispose “Gioia”, lo sconosciuto allargò il suo sorriso e disse “Sono felice di essere la tua Gioia. - disse ancora sorridendo sornione- Ma il tuo nome? E comunque si piacere tutto mio”. Ma che le era preso, sembrava una deficiente “Piacere, Gioia è il mio nome e che ...”. Emmanuele la guardò con sguardo simpatico “Tranquilla Gioia, l’avevo capito era per rompere un po’ il ghiaccio, visto che sembravi molto imbarazzata, però sei molto carina con le gote arrossate”. Gioia, lo guardò ancora con le guance in fiamma e disse “No… e che io stavo pensando e allora ero sbadata e ti sono venuta addosso” “Ah! Bene ogni volta che pensi, tu inciampi, - rispose l’uomo- sarebbe un piacere starti sempre vicino”.

Gioia pensò chi si credeva di essere quell’uomo, per prenderla in giro così e disse “Ok ora devo andare, arrivederci, - proseguì quasi infuriata - così puoi smettere di ridere, prima che ti si stanchi il viso e ti vengano i crampi alle labbra”. Lo sconosciuto torno serio e disse “Scusa dai, scusami davvero, non volevo offenderti o prenderti in giro e che sono davvero contento di averti incontrata, credimi, oggi sei stato un raggio di sole per me”. Lei lo fissò e disse “Chi sei una specie di playboy, che cerca sempre conquiste? Sappi che con me non attacca”. Gioia si girò per andarsene, ma una morsa vigorosa e calda al braccio la fermò “ Credimi, non sono quello che pensi e prima ero sincero, è un periodo per me che..... va bene, insomma, se vuoi qualche sera ceniamo insieme e ti racconto un po’ di me” l’uomo finì di parlare che aveva gli occhi lucidi. “Guarda, scusa forse ho esagerato, però per la cena no, non mi sembra proprio il caso,- ribatte Gioia -neanche ti conosco” “Dai appunto così, ci conosciamo – rispose l’uomo - e poi me la devi per il salvataggio”. Gioia rimase un po‘ così attonita, ma, Emmanuele disse ancora “Va bene intanto scambiamoci i numeri di telelefoni vuoi? Almeno questo me lo devi principessa”.

Lei lo guardò e dentro di se sentì un fremito, non sapeva se mentiva o altro, ma sicuramente era da tanto tempo che non era così felice, o meglio così viva, pensò di dargli il numero e che in fondo che monotonia se ogni tanto nella vita, non ci si buttava anche a costo di cadere, tanto le delusioni arrivano lo stesso, non esiste un libretto d istruzioni per evitarle. Si scambiarono i numeri di telefono, o meglio lui gli diede il suo e lei quello della locanda, e lui inaspettatamente nel salutarla gli diede un bacio leggerissimo sulla guancia, dolce, innocente come il buffetto di un bimbo.

Destatasi da quella magia, guardò l’orologio, era in netto ritardo all’appuntamento con Anna Rita, si avviò, così, in tutta fretta al luogo stabilito. Scese di corsa dall’auto e disse “Scusami Anna Rita, ho avuto un contrattempo”, entrarono nel bar ordinarono un cappuccino e un croissant e si misero a parlare.

Gioia, raccontò il week-end frenetico che aveva avuto. Gli disse che aveva disdetto la casa e salutato qualche amico, gli narrò, insomma, come aveva chiuso tutto per iniziare la sua vita a Occhioli, confidò ad Annarita, che si era aspettata di avere il magone, invece, si sentiva più leggera, più gioiosa.

Si salutarono e Gioia tornò alla locanda e si mise a discutere con il proprietario chiedendo consiglio per una pensione poiché era contenta di stare lì, ma, aveva difficoltà per il pranzo e la cena, poiché da loro era compresa soltanto la colazione. Pensò poi, che forse, era meglio un appartamento.

 Salì in camera e fece una doccia e si stese un po’ per riposare. Si sveglio che erano le 18 e decise di uscire a guardarsi un po’ intorno, così passeggiò per più di un ora. Arrivata davanti ad una rosticceria l’odore di patate, di pollo, e di altre bontà gli stuzzicarono l’appetito, entrò e vide che era molto accogliente, c’erano anche i tavolini per la consumazione in loco. Si sedette e si fece portare un’abbondante porzione di pollo e patatine e una bella birra fresca.

A un tratto, il piccolo locale si riempì e un ragazzo un po’ sui generis, con un ciuffo verde, le chiese se poteva sedersi lì visto che era tutto pieno. Era un ragazzo molto loquace, dopo un po’, le aveva raccontato tutto dei proprietari, di dove si mangiavano i miglior dolci, di dove far la spesa per risparmiare, dove si mangiavano i miglior cornetti, insomma aveva imparato più in quella mezz’ora, che in una settimana che era lì.

Uscirono insieme e Mirko, così si chiamava il simpatico ragazzo, l’invitò l’indomani mattina per farle assaggiare i migliori cornetti,che prima aveva elogiato.

Si salutarono e lei ancora sorridendo si recò alla locanda, si fece un’altra doccia e finalmente si buttò sul letto, pensando che era stata una giornata straordinaria e piena, era da tempo che non trascorreva una giornata così concitata.

Sbadigliò e si addormentò con il pensiero che dà quel giorno per lei sarebbe iniziata una nuova vita.

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