Gioia sì svegliò di soprassalto e per un attimo si sentì smarrita, si guardò intorno e si chiese dove si trovasse.

Poi ricordò tutto e davanti gli passarono tutti i giorni precedenti, in modo particolare il viso e il corpo scultoreo di Emmanuele.

Si alzò e vide una busta sotto la porta, con dentro un messaggio del notaio, che le raccomandava di chiamarlo al più presto, scese così nella hall e lo chiamò per capire cosa fosse successo.

Il notaio le diede l’indirizzo di un suo amico commercialista, che l’avrebbe aiutata a espletare le pratiche dell’apertura del negozio, delle assunzioni dei dipendenti e della gestione della parte fiscale e contabile.

Si preparò, ma, invece di indossare i soliti jeans, optò per una bellissima ed elegante tuta turchese di semi-lino che le sembrò più adatta.

Dopo dieci minuti fu dove gli aveva indicato il notaio, suonò al portone e salì al secondo piano dove si trovava lo studio, dove fu accolta con professionalità, ma, nello stesso tempo, calorosamente.

Prese appunti per tutti i documenti che servivano e di ciò che il commercialista gli spiegò, poiché non era molto pratica con la burocrazia.

Uscita dallo studio del consulente, decise di andare a Limoncione, a trovare la sua amica Marika, che l’aveva chiamata il week-end precedente e le disse che si sentiva sola e che aveva dei problemi.

Arrivata a destinazione, lo stomaco iniziò a brontolare e si ricordò di non aver pranzato, girovagò per la città e vide una paninoteca. Si tuffò, subito al suo interno, prese un bel panino grande, come piaceva a lei , con pancetta, scamorza e olive.

Si recò in piazza e si sedette a consumare il panino prima di chiamare l’amica, giacché era proprio affamata.

Una volta finito di mangiare, si sciacquò le mani alla fontana presente in piazza.

Passò un ragazzino, lo fermò e gli chiese “Senti scusa, mi sapresti indicare dove posso trovare una cabina telefonica, per favore?, il ragazzino sorrise e lei lo guardò incuriosita, quel il giovincello la guardò fissa e ammiccò con gli occhi, lei seguì il suo sguardo e vide proprio di fronte a loro la cabina telefonica e scoppiò a ridere. Gioia accarezzò i capelli del ragazzino e costui aggiunse “Sei strana sai, lo diceva sempre mia nonna che i forestieri sono strani” e se ne andò, impennando su due ruote pavoneggiandosi in sella alla sua bici come se fosse una Ferrari.

Telefonò a Marika e aspettò un quarto d’ora che essa la raggiungesse. Una volta che arrivò l’amica, i due presero un caffè e si misero a passeggiare.

A quel punto, Gioia le disse “Sai ho molte novità da raccontarti, ma, prima di tutto dimmi cosa ti è successo, che al telefono l’altro giorno mi hai fatto preoccupare?”, Marika sospirò e le rispose “Scusa non volevo farti preoccupare e che avevo bisogno di parlare e non sapevo con chi e allora ho pensato di chiamarti”.

Gioia la guardò corrucciata e disse “ Su coraggio, dimmi pure, ora sono qua, tranquilla, raccontami tutto’’ allora Marika sospirò e si mise a parlare come un fiume in piena.

La poverina, in pratica, aveva preso una bella batosta, poiché, aveva perso il bar della zia per un ipoteca di cui non era neanche a conoscenza. Sulla via del ritorno Gioia, si sentì quasi in colpa, di averle raccontato del negozio e di tutti i suoi progetti e si mise, comunque, a pensare su come l’avrebbe potuto aiutare.

Si fermò a mangiare in un ristorantino appena arrivata a Occhioli, sentiva il bisogno di un bel piatto di pasta, infatti, prese degli spaghetti al pomodoro e una cotoletta con un contorno di melanzane grigliate e una volta tanto, accompagnò il tutto con un buon bicchiere di vino.

Si recò, poi, in farmacia per prendere un analgesico per il mal di testa, e una volta rientrata alla locanda, prese la compressa e andò a dormire.

Ogni riferimento a fatti, persone o cose realmente esistite è puramente casuale. La narrazione di tale racconto è frutto della fantasia degli sceneggiatori/scrittori di Culturaebuonemaniere.it.

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