Gioia finalmente si svegliò, anche se un po’ sudata, probabilmente per colpa dell’analgesico della sera precedente.

Si sentiva molto stanca, e un po’ intontita, erano un paio di giorni che si sentiva strana, forse era il caso che si facesse indicare uno studio medico giusto per eseguire qualche controllo.

Scese giù, fece un’abbondante colazione, pensando che forse era debolezza, infatti, prese un uovo alla coque, due fette di crostata alle mele e un succo di carote e arancia.

Uscì nel cortile della locanda, si sedette su una poltrona in vimini e telefonò ad Annarita chiedendole l’indirizzo di uno studio medico.

Il telefono suonò a lungo non rispose nessuno, allora pensò di chiedere in farmacia.

Tornò quindi all’interno per prendere il giubbotto di jeans e si avviò verso la farmacia. Qui gli indicarono uno studio medico associato e la raccomandarono di chiedere di un certo dottor Edoardo Dessy, che a quando riferitole era molto bravo e scrupoloso.

Dopo venti minuti era nel parcheggio dello studio, si diede un’occhiata nello specchietto retrovisore, chiuse la macchina ed entrò.

Una volta all’interno chiese alla reception del dottore e si sedette ad attendere, sfogliando un settimanale di moda.

Dopo circa mezz’ora, la fecero accomodare nella stanza del dottor Dessy.

Gli spiegò i suoi sintomi, il medico le misurò la pressione, la visitò e le chiese se era successo qualcosa di nuovo nella sua vita, poiché, spesso anche lo stress, poteva causare dei disturbi fisici.

Dopo il suo racconto, su tutto quello che le successe nell’ultimo periodo, il medico decretò, che secondo lui fosse tutto apposto, ma, che per precauzione era meglio fare un po’ di analisi di routine.

Gioia lo salutò e lo ringraziò, per la sua gentilezza, ed usci sbirciando le tante ricette.

Arrivata nella hall, precisamente all’altezza del distributore di bevande, si scontrò con un petto muscolo fino a vacillare all’indietro se quell’uomo non l’avrebbe afferrata.

Gioia alzò gli occhi e all’unisono esclamò, con tono concitato, insieme al suo salvatore “No, ancora tu, ma, non è possibile”. Il salvatore di Gioia era anche questa volta Emmanuele e lei pensò dentro di sé che brutta figura avesse fatto e poi che probabilità c’era di incontrare la medesima persona andandole addosso, tutto ciò, secondo Gioia, era incredibile. Gioia le chiese subito “Che ci fai tu qui?” e lui le rispose “Bhe, questa è casa mia, per così dire, ci lavoro e comunque – continuò ironicamente Emmanuele - è incredibile come ogni volta che ci incontriamo mi caschi ai piedi”.

Solo allora, Gioia, notò il camice bianco e il tesserino ed esclamò “Ah, mi sono accorta solo ora del tuo camice” “Tranquilla. - le rispose Emmanuele – E tu invece che ci fai qua?” “Sono venuta per un controllo”, lui la guardò subito serioso e aggiunse “Mi auguro tutto apposto? Stai bene?”, lei lo guardò e si accorse che Emmanuele, sembrava seriamente preoccupato, nonostante la conoscesse appena, rispose allora “Si nulla di grave, tranquillo”.

I due si misero a parlare e Gioia appurò che lui faceva il fisioterapista, presso quello studio. Si salutarono con la sua promessa, per la seconda volta, che sarebbero andati a cena insieme. Si era fatta l’ora di pranzo e penso di prendere qualcosa nel ristorante di pesce vicino al lungomare.

Arrivata a destinazione, ordinò, infatti, un’orata alla griglia con patate al cartoccio e un’insalata.

Una volta terminato di pranzare, Gioia, pensò di ritornare alla locanda per riposare un pochino, anche, solamente distesa a guardare la televisione, giacché si sentiva di nuovo stanca.

Arrivata alla locanda, al momento di scendere dall’auto, rivide le ricette sull’altro sedile e solo allora, gli venne in mente che non aveva chiesto consiglio per un laboratorio di analisi cliniche.

Ci pensò su un attimo e decise di chiamare Emanuele,d a qualche parte nel portafoglio doveva avere il numero di casa sua,che gli aveva dato il primo giorno che si erano incontrati. Dopo aver rovistato cinque minuti, infatti, lo trovò, entro nella locanda compose il numero dal telefono posto nell’hall.

Mentre il telefono squillava, sentì il suo cuore che seguiva uno strano ritmo, non sapeva neanche lei perché. Dopo molteplici squilli, proprio quando stava per chiudere, una calda voce maschile rispose dicendo “Pronto?” e lei con voce titubante, quasi pentita per aver composto il numero, rispose “Emmanuele” “Si sono io, con chi parlo” “Ecco sono io Gioia,- rispose lei - ti chiedo scusa, se mi sono permessa di disturbarti, forse eri impegnato …” e lui subito continuò “ma no Gioia non mi disturbi mai e che ero sotto la doccia, infatti, sono uscito gocciolante, per rispondere al telefono”.

Lei ammutì, si appoggiò con le spalle al muro del corridoio e si mise ad immaginare Emmanuele in bagno che apriva l’acqua , si toglieva la maglietta, arrestò subito i suoi pensieri, pensando che fosse ammattita. Gioia divenne in viso, rosso porpora, come se lui potesse leggergli nei pensieri e intanto, dall’altro capo del telefono, Emmanuele disse “Gioia, Gioia, olà ci sei”, lei si risvegliò dal torpore e rispose “Eh si, scusa e che mi era caduto un orecchino in bagno e allora mi sono abbassata a prenderlo”, lui guardò la cornetta confuso e disse “Perché scusa tu stai telefonando dal bagno? Hai cioè il telefono in bagno?”.

Gioia andò in panico, pensando che corbelleria avesse detto e cercò di rimediare dicendo “No scusa, volevo dire per terra, lascia stare, veniamo al perché ti ho chiamato, ecco avrei bisogno che tu mi consigliassi un laboratorio di analisi affidabile, poiché domattina dovrei fare dei prelievi” rispose lui “Benissimo il prelievo” e lei titubante continuò “Come scusa, sei contento che devo fare i prelievi?” “No, per carità, mi sono spiegato male e che domani è il mio giorno libero e posso accompagnarti io, vedi come sei fortunata”, si proprio fortunata pensò mordendosi il labbro inferiore “Ma no, non c è bisogno che ti disturbi, basta che mi dai le indicazioni necessarie”, ma lui prontamente “Ma no figurati nessun problema davvero, - continuò divertito con tono solenne - e poi non si dica mai che Sir Emmanuele abbia lasciato sola nel momento del bisogno Miss Gioia”.

Siccome comunque, non l’avrebbe dissuaso dal suo proposito, decise di accettare la sua proposta, quella conversazione l’aveva lasciata felice ma confusa.

Arrivata in camera, si fece l’ora di cena e si mise a mangiare, visto che il tempo lo permetteva, sul balconcino, un panino con prosciutto e carciofi comprato durante la mattinata.

Terminata la cena, si coricò con aria sognante e confusa.

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