Gioia stava facendo un bellissimo sogno.

Stava sognando che era una principessa, che cavalcava con il suo bel principe e la brezza mattutina sul viso, quasi aveva i brividi, infatti, al suono della sveglia, si risvegliò infreddolita.

Solo che non erano brividi dettati dal principe, ma, dal balcone che la sera precedente non aveva chiuso bene.

Durante la doccia fece almeno dieci starnuti.

Uscì fuori dalla locanda, con dieci minuti d’anticipo rispetto all’appuntamento con il fisioterapista-bellavista, come lei aveva soprannominato nei suoi pensieri Emmanuele.

Un suono di clacson la ridestò dai suoi pensieri, era arrivato Emmanuele, splendente come un adone.

Lei era molto ansiosa, salì in macchina e dopo poco giunsero al laboratorio.

Davanti al laboratorio di analisi, l’ansia di Gioia salì ai massimi storici.

Il momento del prelievo si avvicinava e Gioia era visibilmente agitata, era come se avesse un groppo in gola.

Al momento del prelievo si agitò moltissimo e allora l’infermiera, pensando che colui che la aspettava fuori era suo marito, lo chiamò e lo fece entrare.

Emmanuele entrò e con sorrisetto quasi celato tenne stretta forte, la mano a Gioia, in quel momento i loro sguardi s’incrociarono e nella stanza si sentì il battito del cuore di Gioia, che non batteva più per la paura ma per l’emozione di avere accanto il suo fisioterapista-bellavista.

Dopo il prelievo, una volta usciti dal laboratorio, andarono in un bar lì vicino a fare colazione.

Mentre facevano colazione, Gioia impallidì ed ebbe un mancamento, a quel punto Emmanuele penso che stesse male e gli domandò se avesse qualcuno che si possa prendere cura di lei, ma, Gioia gli riferì, che abitava in una locanda e gli raccontò sommariamente della zia e di come lì conoscesse soltanto Anna Rita , ma, che in quei giorni si trovava dalla in una città vicina.

Emmanuele decise di ospitarla a casa sua, poiché non se la sentiva certo di lasciarla sola e poi in fondo al suo animo era contento di quel piccolo malessere, così con la scusa poteva passare in po’ di tempo con lei.

Una volta arrivati a casa di Emmanuele, dopo aver convinto Gioia, più che altro perché lei si sentiva troppo debole per opporsi con enfasi, la fece accomodare sul divano, porgendole un succo d’arancia e accendendole la televisione.

Dopo aver fatto ciò, Emmanuele la lasciò da sola nel salotto, poiché non voleva essere troppo invadente o spaventarla, essendo che si conoscevano ancora da così poco tempo.

Emmanuele, gli preparò il pranzo, che consisteva in una bellissima bistecca fiorentina spessa sette dita con un contorno di pomodori e insalata verde mista.

Alla vista di ciò, Gioia restò meravigliata, poiché, ultimamente non stava seguendo una ricca alimentazione, anzi, si nutriva principalmente di panini.

Sentendosi stanca, Gioia, si appisolò senza accorgersene, dopo aver lavato i piatti, Emmanuele, infatti, la trovò dolcemente addormentata.

Emmanuele, pensò di non disturbarla e che nel tramite si sarebbe fatto una doccia.

Quando finì di farsi la doccia, Emmanuele, sentì parlottare, comprese che si trattava di Gioia che parlava nel sonno. Si avvicinò a lei e toccandole fronte capì che Gioia aveva la febbre alta, poiché scottava tantissimo.

A quel punto, Emmanuele, bagnò la fronte di Gioia, con dell’acqua fresca.

Verso le 18, Gioia si trovava ancora in questo stato di torpore, allora Emmanuele la svegliò e anche se ella era confusa, riuscì a darle un antipiretico.

Emmanuele chiamò subito lo studio medico e prese cinque giorni di permesso.

Prese Gioia in braccio e la portò sul letto nella camera degli ospiti.

Preparò un frullato di frutta e lo fece bere, con fatica, a Gioia.

Restò con lei per farle compagnia, ma, finì per addormentarsi anche lui.

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