Gioia si svegliò, era ancora infreddolita, nonostante le cure di Emmanuele nel weekend.

Non riusciva a capire dove si trovasse e cosa fosse successo, giacché la febbre alta dei giorni precedenti, le aveva annebbiato i ricordi.

Tutto un tratto, gli vennero in mente gli episodi successi nei giorni precedenti, dalle analisi, al malessere, si ricordò della bistecca cucinata da Emmanuele e poi ebbe una visione confusa di tutto il resto.

Si alzò barcollando alla ricerca del bagno, si fece una doccia e indossò un accappatoio pulito trovato nel mobile del bagno, poiché i suoi vestiti non avevano un odore gradevole.

Andò in cucina e preparò il caffè, trovò del pane in cassetta e lo tostò nel tostapane.

Aprì il frigo, vide della frutta e si mise, allora, a preparare due bicchieri di frullato.

Andò alla ricerca di un vassoio per portare la colazione ad Emmanuele, era il minimo che potesse fare, dopo che lui si era preso cura di lei con tanto affetto.

Una volta arrivata in camera di Emmanuele, appoggiò il vassoio su una panca e lo svegliò delicatamente.

Egli aveva un sonno agitato, infatti, parlottava di qualcosa, ma non capì cosa fosse.

Si svegliò, la guardò attonito e disse “grazie di tutto, Gioia, ma, porta, cortesemente, la colazione in cucina così mangiamo insieme, ora scusami,vado prima a farmi una doccia” “Ok – rispose Gioia – tranquillo”.

Dieci minuti dopo, erano seduti alla penisola della cucina a fare colazione insieme, Gioia, a quel punto, disse “Non sei tu che devi ringraziare me, ti ringrazio di cuore, per esserti preso cura di me in questi giorni”, lui la guardò con uno sguardo quasi malinconico, che lei non gli aveva mai visto prima e le disse “No Gioia, figurati è stato un piacere, prendermi cura di te, è da un po’ che sono divenuto un orso solitario.

Forse il tuo malessere, scusami se dico così, mi ha fatto bene, mi ha fatto capire che posso dare ancora qualcosa a qualcuno, grazie davvero”. Gioia che non si aspettava una risposta così complessa e articolata, rimase un po’ attonita, ma poi rispose “Ora credo di capire, di là in corridoio sul mobile, dentro una splendida cornice d argento ho visto la foto di una donna bellissima, la cornice è ben curata si vede che ci tieni, mi dispiace molto se ti ha fatto soffrire”, la guardò in viso e le disse “Gioia cara, sì ho sofferto per lei e anche molto, però vedi credo che ci sia un malinteso, non è come credi tu, mi ha lasciato è vero, ma purtroppo, nel peggiore dei modi e per sempre, ma, questo perché un angelo dopo tante sofferenze ha deciso che era l’ora di portarla con sé”.

Lei rimase un attimo sconvolta e disorientata, ancora una volta quell’uomo, era riuscito a stupirla, non avrebbe mai immaginato che dietro un Emmanuele, apparentemente così spensierato, con la battuta pronta ma, dallo sguardo profondo si nascondesse una storia, un suo passato, così sommesso e doloroso.

Gioia non sapeva precisamente come esprimersi, aveva paura di ferirlo involontariamente, però dal suo sguardo capì che il suo silenzio, poteva essere frainteso, allora lo guardò negli occhi e gli disse “vedi Emmanuele ti devo chiedere scusa, scusa di non aver capito che dietro il tuo sorriso si nascondeva un dolore, lo so non è molto che ci conosciamo e credimi non è mia abitudine, avvicinarmi così tanto ad una persona da poco conosciuta, ma con te sono stata bene, ho riso, mi sono sentita al sicuro e oltre i primi momenti, tutto sommato, mi sono sentita anche a mio agio, e per questo ti dico con tutto il mio cuore che io ci sono, anche solo come qualcuno con cui puoi parlare, a cui puoi aprire il tuo cuore senza vergogna o timore. Ti chiedo ancora scusa se magari ora ho esagerato e mi sono presa troppo confidenza, ma credimi se imparerai a conoscermi scoprirai che sono una ragazza sincera e che se dico una cosa la dico solo perché la penso veramente”.

Lui la guardo con uno sguardo dolce e rispose “ti ringrazio, non ti devi scusare o spiegarmi come sei, l’ho capito dal primo giorno che ti ho visto, che sei una ragazza semplice, dolce, affidabile e anche forse un po’ timida, ma, a questo proposito vorrei dirti, che quando arrossisci, mi fai una tenerezza infinita. Ti ringrazio ancora per le tue parole, mi fanno immensamente piacere, magari poi ti racconterò meglio della mia storia con Teresa. Non ti offendere se non approfondiamo il discorso ora, ma è un discorso troppo complesso per spiegartelo così su due piedi”. Lei gli sorrise, capì che non c’era bisogno di ulteriori parole, ma che Emmanuele era abbastanza intelligente da leggere dentro un sorriso.

Gioia, scoprì che Emanuele si era preso dei giorni di permesso e lo rimproverò sentendosi in colpa, ma, lui subito la rassicurò dicendole che forse ne aveva ho proprio bisogno, poi, le consiglio di non affaticarsi, poiché fino alla notte precedente aveva avuto la febbre.

Le consigliò poi, d coricarsi sul divano, mentre lui sarebbe andato a comprare un po’ di pesce per farlo sulla griglia e un po’ di frutta.

Aggiunse, infine, che sarebbe passato ad affittare delle videocassette, e le chiese se avesse dei gusti particolari o se potesse scegliere lui.

Lei sorridendo gli disse che gli voleva dare fiducia, voleva vedere cosa sceglieva, se era capace di capire i suoi gusti.

Come lui uscì, Gioia si mise a pulire il bagno, pulì la camera da letto sua e quella di Emmanuele e, per ultima, pulì la cucina. Si accorse poi, che nel frigo c’era dell’insalata, la lavò e la condì in un contenitore, poiché pensò che sarebbe stata in un ottimo contorno per il pesce grigliato.

Mentre faceva tutto ciò, pensava dentro di sé che non sapeva ancora, se era giusto stare lì, non era da lei, dare così tanta confidenza ad una persona da poco conosciuta, ma, era incredibile comee lì si sentisse a casa e questo non gli succedeva da tempo, ciò le faceva anche paura e si chiese se era perché stata troppo da sola, o se si trattasse di qualcos’altro.

I suoi pensieri furono interrotti dal suono del campanello. Gioia non aveva calcolato una simile eventualità, e si chiese cosa fare, se dovesse aprire oppure no.

Mentre lei faceva queste riflessioni, il tintinnio del campanello, diveniva sempre più insistente, allora decise di aprire e si avviò verso l’atrio.

Aprì la porta, sperando che Emanuele non se la prendesse con lei. Davanti a lei c’era un grazioso ragazzo biondo, dal viso simpatico e aperto. Lo sconosciuto girò la testa da un lato all’altro, la guardo con curiosità e disse sornione “Buongiorno, sei una visione o sei vera? Ho guardato il numero vicino alla porta, poiché, pensavo di aver sbagliato casa, perché sai non è cosa frequente che il burbero e dottorino Emanuele abbia ospite in casa sua una simile sirena”. Lei lo guardò stupita e anche un po’ infastidita da simile sfacciataggine, lui se ne accorse e subito cerco di rimediare dicendo “scusa, piacere sono un amico di Emanuele, il mio nome è Ernesto, Erne per gli amici, cercavo lui, ma, volevo assolutamente disturbare”.

Intanto arrivo a Emanuele che presentò il suo amico come il pazzo del gruppo e rivolgendosi a Gioia le domandò cosa di orribile gli avesse detto quello scalmanato su di lui. Trascorsero un po’ di tempo parlando, poi lei li lascio soli e andò in cucina e visto che non aveva trovato la griglia, il pesce lo cucino nel forno, al cartoccio.

Poi vide delle patate e mise anche quelle nel forno in un’altra teglia.

Successivamente, si accomodò al tavolo della cucina a leggere un romanzo d’amore tascabile che portava sempre con sé in borsa assieme a un cruciverba, della cucina, visto che di là c’erano loro e non volevo disturbare.

Si erano fatte le tredici e sembrava che quei due di là fossero dimenticati della sua esistenza.

A lei sembrava scortese interromperli e chiedere magari a Ernest se volesse pranzare con loro, quindi continuò a leggere il suo romanzo.

Dopo circa mezz’ora Emanuele entro timidamente in cucina, come se non fosse a casa sua e imbarazzato le chiese scusa per due motivi, il primo perché si era proposto di cucinare lui e poi non lo fece e il secondo perché l’aveva lasciata completamente sola, ma si giustifico, dicendo che non era abituato ad avere qualcuno in casa e quindi dandole come se fosse la cosa più naturale del mondo un buffetto sulla guancia, le sussurrò all’orecchio “ perdonami,e che da tanto tempo che non vedo Ernest,e poi sono abituato ad essere da solo e quindi... scusami sono stato imperdonabile”.

Lei lo rassicuro, dicendogli che non c’era nessun problema.

Durante il pranzo scoprì che Ernest, apparentemente così frivolo, era invece un infermiere volontario nei paesi meno fortunati e che la sua allegria scaturiva dal fatto che dopo aver visto tante brutture e tristezze, in giro per il mondo, aveva imparato, ad apprezzare le piccole cose che la vita riserva.

In un paio d’ore aveva per ben due volte imparato che le apparenze spesso ingannano e che non bisogna mai, fermarsi al primo impatto e innanzitutto non giudicare mai le persone.

Stava bene a parlare con quei due, fino a poco tempo prima completamente sconosciuti. Gioia non sapeva come giudicare e classificare tutto ciò, ma ascoltando i racconti di Ernest, stavo pensando che forse nella vita, a volte bisognerebbe essere un pochino essere meno razionali e più elastici.

Aveva capito che il tempo scorre in fretta e che se non si rischia un pochino nella vita si perdono tante occasioni, per questo avevo deciso di non pensarci più e di continuare questa sua amicizia con Emanuele e vedere dove il tempo l’avrebbe portata, infondo anche la solitudine era un rischio, o meglio una sofferenza.

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