Emmanuele aveva avuto una notte agitata, si sveglio, infatti, tutto sudato, era preoccupato per i sogni che aveva fatto quella notte.

Si fece la doccia, indossò i jeans e una maglietta e si affacciò silenziosamente alla camera di Gioia. Quello che vide lo lasciò senza fiato, la sua piccola principessa, era abbracciata al cuscino con i capelli disordinati e la camicia da notte tutta scompigliata.

Dapprima, Emmanuele, pensò che Gioia meritasse un dipinto e un bacio, ma poi, si corresse subito, dicendosi che doveva rinchiudere i sogni della notte in uno sgabuzzino.

Andò in cucina, prese dei cornetti dal freezer e li riscaldò nel forno.

Preparò poi, del succo di arancia e del caffè e dopo aver lasciato un biglietto a Gioia, andò fare una corsetta.

Preferì, andare a correre, prima che si alzasse Gioia, poiché non riusciva a comprendere il perché di quei sogni e di quei pensieri, quindi pensò che fosse meglio per il momento, evitarla.

Gioia si svegliò nel silenzio più totale e pensò che Emmanuele wsi dovesse ancora alzare. Andò in cucina per preparare la colazione e nel vedere tutto pronto e il biglietto lasciatole da Emmanuele, ci rimase un po’ male, perse, infatti, tutta la baldanza con cui si era svegliata e prese a malavoglia soltanto il caffè.

Si vestì ed uscì, rimuginando ancora sul fatto che Emmanuele era uscito così presto, ma, pensò che in fondo non sapeva quasi nulla di lui e riflettendoci su si mise in testa che forse aveva una storia con una donna sposata.

Tutto il giorno la sua mente ruotò su questi pensieri e verso le quattordici decise che se ne sarebbe tornata alla locanda. Intorno alle quindici, squillò il telefono e lei, tutta vibrante e, con il cuore che batteva forte, corse a rispondere pensando fosse Emmanuele, ma purtroppo, era il laboratorio delle analisi che l’avvisava di andarle a ritirare.

Iniziò a disperarsi poiché stava, aspettano il suo primo fornitore e non gli poteva certo dare buca, ma nello stesso tempo, la segretaria del laboratorio l’aveva raccomandata di andare entro le sedici, poiché dal giorno successivo sarebbero andati in ferie per quindici giorni.

Non sapeva cosa fare, poiché Mirko era fuori paese e Anna Rita il pomeriggio riposava,sapeva benissimo che l’unica soluzione era chiamare Emmanuele, ma la voleva evitare. All’improvviso l’oggetto della sua disputa interiore si materializzò davanti ai suoi occhi, sempre bello come un dio greco e disse, con tono meno baldanzoso del solito “Ciao,ti disturbo?” “ Ciao Emmanuele, no figurati, - rispose Gioia - dimmi pure. Come mai da queste parti?”, lui rispose “cosa posso fare per voi damigella? passavo di qua e ho pensato che forse potevo dare una mano, visto che fino oggi sono libero da impegni lavorativi” “beh ecco, veramente, ti volevo chiamare, ma, nello stesso tempo non volevo disturbarti”.

Lui si avvicinò, le accarezzò il viso sfiorandolo appena e disse “principessa tu non mi disturbi mai, te lo dico con il cuore credimi,dai dimmi pure che è successo” lei lo guardò e disse “ecco dovrei ritirare le analisi, ma, non posso, poiché attendo io mio primo fornitore”. Lui si propose di andare subito a ritirare il referto e le disse che poi sarebbe tornato al negozio per essere il suo cavaliere servente. Emmanuele, mentre andava via, osservava Gioia e pensava quanto fosse bella. Lei lo fermò comunicandogli, convinta sempre dell’idea formatasi nella sua mente, che aveva pensato di ritornare alla locanda, così che lui poteva condurre liberamente la sua vita.

Lui si girò di colpo e con voce sommessa, quasi la implorò di restare, poi dopo aver visto l’orologio, si precipitò al laboratorio, pensando dentro di sé al perché di colpo rivoleva andarsene, era convinto che avesse accantonato quell’idea. Arrivato al laboratorio, scoprì che Gioia aveva una lieve anemia sideropenia e anche se potesse sembrare cinico, pensò di usare la scusa della malattia per farla restare a casa, poiché, non gli andava proprio di tornare a vivere da solo.

Cercò di ricomporsi e prima di entrare nel negozio, assunse un aria preoccupa e solenne, aspettò che Gioia finisse di parlare al telefono e con voce preoccupata, gli riferì che non doveva stancarsi, poiché era anemica e che con l’anemia non si scherzava.

Lei impallidì, dicendo che era impossibile non stancarsi quella settimana, sarebbero arrivate, infatti, tutte le cose che mancavano per sistemare il negozio e Mirko era fuori città per circa dieci giorni.

 

Lui fintamente corrucciato, gli disse che avrebbero trovato un modo per aiutarla e che avrebbe aspettato con lei l’arrivo del fornitore e, infine, sarebbero andati a casa insieme, lei mestamente annuì, pensando dentro di sé che finalmente aveva capito perché era sempre stanca e affaticata. Aveva voglia solo di chiudere tutto e andare a casa, poiché, si sentiva sfinita. Verso le diciannove, finalmente finì di lavorare, era a pezzi, per fortuna che c’era Emmanuele cosi premuroso. In quel momento non gli interessava se lo facesse per pietà perché era da sola, era troppo stanca per quei quesiti.

Arrivati a casa andò a fare la doccia, dato che lui si era offerto a preparare la cena. Finito dalla doccia, indossò il pigiama e si sedette sul divano, si sentiva molto stanca, infatti, si appisolò con la testa penzoloni. Finito di preparare la cena, Emmanuele la trovò in quella posizione, si sedette vicino e decise di lasciarla riposare una mezz’ora e giusto perché non si alzasse con il torcicollo, la alzò leggermente e la fece accomodare con il capo sulle sue gambe.

Si mise ad accarezzargli leggermente i capelli e si mise a pensare che era inutile che lo negasse, Gioia le piaceva troppo, ma non sapeva come dirglielo, non certo la poteva svegliare e dirle che la notte faceva sogni folli su di lei,sembrava proprio un ragazzino alla prima cotta.

Squillò il telefono senza freni, e allora lui si alzo e dopo aver sistemato la testa di Gioia, delicatamente sui cuscini, andò a rispondere, parlò un po’ a voce bassa ma, finì per svegliare Gioia, lo stesso.

Gioia si scusò per essersi addormentata e andarono insieme in cucina a riscaldare la cena.

Si misero a mangiare ognuno con i suoi tormenti. Emmanuele, era tormentato dal fatto che amasse Gioia ma aveva paura a dichiararsi, perché non la voleva fare fuggire da lui, Gioia, invece, si torturava pensando che al telefono fosse l’amante sposata di Emmanuele. Credeva inoltre, che probabilmente, fosse gelosa di lei e per questo Emmanuele era agitato al telefono.

Finiti di cenare, si salutarono freddamente e ognuno si ritirò nella propria stanza. Ecco che per Emmanuele, iniziava così un’altra notte di sogni.

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