Emmanuele, si svegliò, guardò la sveglia sul comodino e si accorse che erano appena le quattro.

Pensò alla nottataccia che aveva passato e, nonostante facesse finta di non saperlo, purtroppo, sapeva che era innamorato di Gioia. Passo la successiva mezz’ora a torturarsi su come potesse fare per dichiararsi a Gioia.

Non resistette e andò a dare un’occhiata a Gioia. La trovò che dormiva innocentemente, come la fanciulla di una fiaba e, lui di colpo si sentì come il lupo cattivo di Cappuccetto Rosso, si apprestò, pertanto, a lasciare velocemente la camera degli ospiti.

Pensò che forse aveva sbagliato a trattenerla, ma, nello stesso tempo non la voleva lontano da lui, già il giorno, gli era mancata tantissimo, era uscito senza vederla e non aveva resistito a stare lontano da lei, al punto di andarla a cercare al negozio.

Non sapeva cosa fare, pensò anche di svegliarla con un bacio e di confessargli tutto, ma, capì subito che così, prima l’avrebbe fatta inorridire, poi le avrebbe riso in faccia e in fine sarebbe fuggita via da lui.

Emmanuele, in genere, aveva molto self-control, ma, con lei sembrava un ragazzino, si chiedeva quanto tempo avesse resistito prima di confessargli i suoi veri sentimenti. Un’altra domanda che lo tormentava era la reazione di Gioia quando avrebbe scoperto che lui non era l’amicone fraterno che lei credeva.

Quando finì di porsi tutte queste domande, erano le sei del mattino e pensò che era meglio se si alzasse e andasse a farsi una doccia, poiché le ferie erano finite e lui doveva tornare a lavoro.

Poiché non gli andava di uscire di casa, senza aver dato almeno il buongiorno a Gioia, si mise a fare trambusto finché quest’ultima non si svegliò e con una faccia da ebete, andò da lei, naturalmente, per scusarsi per averla svegliata. Si accorse subito che appena sveglia, era più dolce e bella di quanto ricordasse.

Fecero colazione insieme e lui si accorse che lei, lo guardava di sottecchi e si preoccupò pensando che avesse scoperto tutto. In realtà, Gioia lo osservava per cercare di capire di più sulla relazione che secondo lei, Emmanuele intratteneva con una donna sposata.

Finita la colazione, si salutarono e lei si alzò sulle punte e gli diede un baciò sulla guancia, ringraziandolo di tutto. A Emmanuele, venne istintivo stringersela teneramente sul petto; nel fare ciò, lui provò sensazioni bellissime e contrastanti fra loro.

Quel gesto innocente e dolce lo accompagnò per tutta la giornata e nonostante amasse il suo lavoro, quel giorno, lo sentiva pesante non vedeva l’ora che arrivassero le quattordici per andarsene.

Quando finalmente arrivò l’ora tanto sospirata, la nuova infermiera del suo collega oculista, lo invitò, con aria provocante, alla tavola calda lì vicino.

Tutto a un tratto, si sentì nauseare di quel tipo di donne troppo aperte e artefatte, precisamente sfacciate; pensò poi che se lo sapesse qualche suo amico sarebbe morto dalle risate, giacché, lui prima di Margherita, aveva una donna diversa ogni settimana e tutte avevano in comune quel genere di comportamento.

Per strada, lasciando da parte quei pensieri, si fermò in pasticceria, prese quattro dolci al cioccolato e si recò al negozio da Gioia, per aiutarla con i mobili e i suppellettili che sarebbero arrivati quell’oggi.

Una volta arrivato al negozio, la trovò con il naso e le guance impolverate e i capelli raccolti a coda di cavallo, sembrava una ragazzina che si era sporcata giocando in soffitta.

Le disse di pulirsi che visto e che aveva comprato due dolci ciascuno, pensando che lei avesse già pranzato, ma, lei ancora una volta lo stupì. Gioia gli disse “caro il mio cavaliere pensava che l’avrei lasciato a digiuno, ho preso la pizza per tutte e due e ho atteso lei per consumarla, ma, purtroppo ora è fredda”, lui la guardò e disse con voce scherzosa “con il tuo calore riscaldi tutto intorno, principessa”.

Si misero a mangiare la pizza e i dolci. Mentre mangiava il secondo dolce, Gioia si impiastricciò tutto il viso e la punta del naso e Emmanuele, ridendo cercò di pulirla, ma, fu così vicino alle sue labbra che avrebbe voluto baciarla dolcemente, si scosto,per tanto e, si mise a sistemare gli ingombranti scatoloni, lavorando senza sosta come se la fatica potesse cancellare per sempre i suoi pensieri.

Alle diciannove e trenta, chiusero il negozio, Emmanuele era tutto sudato, avendo lavorato senza sosta come Hulk, si sentiva uno straccio e pensare che lui per lavoro alleviare i dolori ossei delle altre persone.

Erano quasi arrivati a casa, quando deviarono verso una rosticceria per comprare del pollo allo spiedo e delle patatine, poiché, erano entrambi troppo stanchi per cucinare. Ognuno dei due si fecero una doccia e si sedettero affamati a cenare. Emmanuele, pensando all’arrivo della notte, si incupì e Gioia, dopo aversene accorta, pensò di dovergli parlare.

Aspettò che entrambi avessero finito di cenare e dopo aver sistemato la cucina e andarono a sedersi nel soggiorno, prese coraggio e con voce strana, perché non sapeva da dove incominciare, gli disse “senti Emmanuele, penso che noi dobbiamo parlare, io ho capito tutto” lui subito pensò, di essere stato scoperto e si mise a fissarla scioccato.

Lei continuò “senti, lo so perché sei di colpo strano e ti oscuri in viso, pensi alla tua amante sposata e alle difficoltà che ti creo io tra i piedi, l’ho capito l’altra mattina quando sei uscito prestissimo”, lui sollevato scoppio in una risata liberatoria e mentre lei lo guardava come se fosse folle le disse dolcemente “credimi principessa, è meglio se non lo sai perché sono uscito presto l’altra mattina, poiché se tu lo sapessi, sono sicuro che fuggiresti a gambe levate”.


A queste parole, Gioia rimase attonita, lo guardò sbigottita e dopo tutto quello che lui aveva fatto per lei, si sentì in dovere di chiedergli mestamente “ti sei messo in qualche guaip? Posso aiutarti? Sappi che di me ti puoi fidare”, anche se onestamente non gli sembrava proprio il tipo da ficcarsi in qualche guaio. Lui, ancora una volta la sorprese “si principessa forse in un guaio ,anzi in un bel guaio, mi sono messo, - disse sorridendo - ma tu occhi dolci non mi puoi aiutare>>.

Si scambiarono la buonanotte e andarono a dormire. Emmanuele pensò come Gioia fosse dolce e innocente. Dopo questi pensieri, si sentì in colpa, poiché aveva pensato di baciarla appassionatamente. 

Ogni riferimento a fatti, persone o cose realmente esistite è puramente casuale. La narrazione di tale racconto è frutto della fantasia degli sceneggiatori/scrittori di Culturaebuonemaniere.it.

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