Gioia, quel lunedì, si svegliò contenta, ma, nello stesso tempo malinconica.

Emmanuele in quel week-end, l’aveva resa felice, era stato straordinario, avevano, infatti, lavorato al negozio faticando e ridendo, sporcandosi e pulendosi buffetti di polvere a vicenda.

 

Erano stati, insomma, dei giorni straordinari, dove tutta quella complicità e quello stare insieme condividendo tutto, le faceva avere il rimpianto che il tempo fosse trascorso troppo in fretta. Una volta fatta colazione, si recò al negozio.

Quando arrivò, si mise a guardare le finestre e un po’ si rincuorò, poiché, Emmanuele le aveva promesso che sarebbe passato quel giorno per montare i tendaggi.

Quel giorno la sua mente era altrove, verso le undici squillò il telefono, era Mirko che le comunicava con rammarico che avrebbe ritardato il suo rientro di qualche giorno.

Si mise poi a cercare nella borsa il numero di telefono di Marika, giacché nel weekend aveva pensato che, se si accontentava, per ora, di un misero stipendio, la avrebbe assunta, in quanto, oltre a Mirko aveva bisogno di qualcun altro che la aiutasse.

Verso le quattordici e trenta, arrivò Emmanuele e lei lo trascinò a mangiare qualcosa nel bar sotto i portici, dove era stata la prima volta che aveva visto il locale. Si misero a chiacchierare, finché tutto a un tratto, si accorsero che avevano fatto tardissimo, erano, infatti, le sedici.

Fecero, come due bambini, una gara a chi arrivasse prima al negozio, solo che alla fine Gioia era sfinita, si sentiva prosciugata da tutte le forze e lui dopo averla fatta accomodare e averle dato un bicchiere d’acqua fresca, si rimproverò in mille modi, pensando tra sé che era impazzito, si era comportato da ragazzino incosciente, invece, che da uomo adulto, che sapeva che Gioia non stava bene.

Pensò che si fosse messo a giocare come uno stupido, mettendo a repentaglio la povera Gioia.

 

Quando Gioia si riprese, Emmanuele la pregò di rimanere seduta, dicendole che avrebbe messo lui tutto apposto e sistemato le tende.

Dopo circa mezz’ora suonarono alla porta, lei sì alzò per andare ad aprire e si ritrovò davanti ad uno insistente e invadente venditore ambulante di quelli porta a porta che vogliono per forza rifilarti qualcosa.

Nonostante i ripetuti rifiuti di Gioia, a tutto quello che le offriva, non voleva sapere di andarsene, anzi, presa una ciocca di capelli di Gioia tra le dita, incominciò a fare lo sciocco, facendole proposte inadeguate come invitarla a uscire, finché Emmanuele come una furia non scese dalla scala e si presentò all’uscio, facendo impallidire il giovane seccatore indiscreto.

Dopo avergli intimato, con piglio autoritario, di lasciare stare la sua donna e di girare a largo, con piglio autoritario, il malcapitato venditore era fuggito balbettando.

Giratosi verso Gioia per vedere se andava tutto bene, vide lo sguardo indecifrabile di quest’ultimo e non resistette di stringerla tra le braccia e baciarla profondamente, finché lei destatosi non lo guardò con occhi stupiti.

Emmanuele cercò di riprendersi e non sapendo come giustificarsi, ritorno a sistemare le tende senza guardarla.

Mentre Emmanuele lavorava, rimproverava se stesso, poiché gli rimordeva la coscienza per quanto aveva fatto.

Sapeva di non essersi comportato da vero gentiluomo, ma, nel vedersi quelle labbra così vicino, quei grandi occhi, l’avevano travolto.

Finito tutto, disse a Gioia, che aveva da fare e che si sarebbero visti a casa.

Nel tragitto riformulava dentro di sé, tutto ciò che era successo dentro e, anche, se sapeva che il suo non era stato per nulla un comportamento corretto, nello stesso tempo era felice per quel bacio che gli aveva fatto toccare il paradiso, un paradiso intimo e dolce, ricco di una delicatezza mai provata, ora, però si poneva il quesito di come comportarsi senza mandare tutto a farsi benedire.

Gioia, intanto, da un lato fantasticava su quel bacio, ma dall’altro, iniziava a non capire nulla.

Arrivò a casa con questo dilemma interiore.

Notò che Emmanuele non era arrivato ancora a casa e mentre si chiedeva il perché, sul tavolo della cucina scorse un biglietto di Emmanuele, che le comunicava che era andato a prendere le pizze.

A quel puntò Gioia, decise di andare a farsi una doccia. Dopo circa mezz’ora, si sedettero a tavola, ambedue,fecero finta che non fosse successo nulla.

Continuarono così, finché non andarono a dormire, anche se arrivati nel corridoio, nel punto dove si dividono le due camere, Emmanuele si girò e le lanciò un lungo e caldo sguardo che la lasciò più confusa di prima, infatti, una volta entrata nella sua stanza, sostò ai piedi del letto pensierosa per circa dieci minuti.

Ogni riferimento a fatti, persone o cose realmente esistite è puramente casuale. La narrazione di tale racconto è frutto della fantasia degli sceneggiatori/scrittori di Culturaebuonemaniere.it.

Il testo di questo racconto è di proprietà di Culturaebuonemaniere.it e dei suoi sceneggiatori, ne è vietata, pertanto, la riproduzione, modifica, manipolazione o diffusione del presente sotto qualsiasi modo o forma senza lo specifico consenso degli autori.

Copyright © 2020 by Culturaebuonemaniere.it. All rights reserved