Emmanuele, dopo aver passato una notte agitata, si svegliò con la convinzione che doveva intervenire subito, prima che qualche sera il suo senso di responsabilità se ne andasse per conto suo.

La sera precedente, infatti, nel vedere Gioia così bella e fresca come una donna ma, tenera come una ragazzina, si sentì in subbuglio, quasi confuso e spaventato.

Pensò poi, di chiamare Kate, la sua vecchia amica d’infanzia che era stata la sua spalla di conforto, ai tempi di Margherita, voleva chiederle un suo consiglio, giacché lei era sempre stata brava ad aiutarlo, per lui era come una sorella.

Parlarono per un po’ al telefono e decisero poi, di fare colazione insieme, visto che lui aveva il turno di pomeriggio allo studio.

Andò a farsi la doccia, salutò frettolosamente Gioia, in maniera quasi superficiale e uscì di casa.

Gioia si recò al negozio, con un umore da spazzatura, quasi trascinandosi con forza, poiché Mirko doveva ancora rientrare e Marika non sarebbe arrivata prima delle undici, giacché andava a vedere un appartamento in affitto, consigliatole da un suo parente, inoltre, quel giorno, sarebbero arrivati i primi tre abiti da sposa scelti.

Arrivata al negozio, poiché non aveva fatto colazione, si preparò un caffè e diede due morsi al croissant che aveva acquistato nel tragitto.

Intanto Emmanuele, una volta giunto alla caffetteria preferita di Kate, doveva avevano appuntamento, osservò con malinconia la lussuosa entrata e la maestosa scala che portava alla sala, dove un tempo lui andava spesso. Pensò che fosse trascorso un secolo oramai.

I suoi pensieri furono interrotti dal bacio sulla guancia datogli della sua esuberante amica, Emmanuele pensò che era sempre la stessa e si mise a sorridere.

Fecero colazione allegramente e, andarono a fare una passeggiata.

Mentre passeggiavano, lui le raccontò tutto di Gioia, senza tralasciare nulla, compresi i sentimenti, le emozioni e le paure. Con Kate, poteva essere se stesso fino in fondo, poiché si conoscevano da sempre, essendo che la madre di Kate era la migliore amica della sua.

Dopo aver ascoltato il suo frenetico racconto, Kate gli disse “Emmanuele, hai capito vero, che, anche se non vuoi ammetterlo, sei innamorato di Gioia?”, lui la guardò e rispose “no dai Kate e, solo che è la prima donna che ho per casa dopo Margherita e allora mi ha un po’ mi scombussolato, ecco e poi lei è troppo piccola”.

Kate lo guardò con un sopracciglio alzato e disse “uno che lo sai che stai mentendo a te stesso e due che l’aggettivo piccola, non mi sembra adatto per una ragazza di ventidue anni”. Kate gli consigliò di dichiararsi a Gioia, dicendole la verità, ma, lui rifiutò subito tale idea.

I due, a quel punto, pensarono di fingere una relazione tra di essi per allontanare Gioia e impedirle di farsi illusioni, quali cambiare look per Emanuele, giacché lui considerava che era meglio far trascorrere ancora del tempo e ponderare tutto, affinché, nessuno venisse ferito, inoltre, credeva che lui fosse troppo vecchio per lei.

Finalmente verso mezzogiorno Marika andò al negozio felice per l’appartamento preso in affitto, anche se sperava di farcela poiché la pigione era un po’ più alta di quanto si aspettasse. Mangiarono insieme e verso le quindici arrivarono gli abiti ordinarti, li scartarono delicatamente e si misero ad ammirarli per quanto erano stupendi.

Il primo abito era in stile impero, color crema intenso, il secondo abito era di pizzo e seta, di color bianco candido con un velo lunghissimo tutto in pizzo e il terzo e ultimo abito era color panna, in raso e taffetà.

Appesero i tre abiti nella stanza armadio, in attesa di attrezzarsi con una vetrina da esposizione, che fosse protetta dai raggi solari.

Quando finirono di lavorare, erano quasi le diciannove. Marika invitò per una pizza, poiché, per quella sera, avendo fatto tardi, sarebbe restata a dormire nel nuovo appartamento, anche se doveva ancora portare le sue cose, pulirlo e personalizzarlo, ma, Gioia rifiutò l’invito con una scusa, giacché non vedeva l’ora di ritornare a casa, in quanto, quel giorno aveva visto Emmanuele un attimo prima che lui uscisse.

Parcheggiò l’auto nello spiazzo sotto casa di Emmanuele e non poté non notare, una bellissima e costosissima auto sportiva rossa.

Aprì la porta e rimase con una faccia da ebete, precisamente le caddero di mani le chiavi nel vedere una donna, vestita in modo vistoso, avvinghiata al collo di Emmanuele mentre si baciavano.

Farfugliò tutta imbarazzata delle scuse e, si ritirò in camera sua.

La povera Gioia, non sapeva  che il bacio era iniziato, appena i due avevano sentito inserire la chiave nella toppa.

Penso poi, di accettare l’invito di Marika e la chiamò, così da lasciare da soli i due piccioncini.

Si preparò con cura, indossando un abito che valorizzasse il suo essere femminile.

Uscì dalla sua camera, chiese scusa a Emmanuele e alla sua partner per prima e lui, le presentò Kate, come una sua amica d’infanzia. Mentre si recava in auto, Gioia, pensò acidamente, che per fortuna che era una sua amica d’infanzia e non sua sorella, visto come si baciavano.

Durante la cena, Marika, chiese a Gioia, il motivo per il quale fosse strana e lei le disse che era solamente stanca.

Appena aver finito di consumare la pizza, andarono al bar del locale a prendersi un amaro e il barista, molto sfacciatamente, fece diversi complimenti a Gioia, ma, quest’ultima, anziché esserne lusingata come la maggior parte delle donne, rimase infastidita da tale comportamento.

Gioia e Marika si salutarono, con l’intento, di sistemare, il mattino successivo, la vetrina dei gioielli da abbinare agli abiti da sposa.

Una volta rientrata a casa, Gioia, cerco di evitare il minimo rumore, per non disturbare Emmanuele e la sua fantomatica amica d’infanzia.

Arrivata in camera sua, chiuse per la prima volta la porta e si sdraiò pensante sul letto.

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