Gioia fu svegliata da alcuni rumori. Tale situazione le sembrava strana, poiché, solitamente si svegliava nel silenzio più totale.

Pensò poi, che quei rumori, fossero provocati dalla nuova coppietta che risedeva in quella casa, che stava sicuramente facendo colazione.

Aspettò prima di alzarsi dal letto, per evitare di incontrarli.

Quando non udii più rumori, si alzò, si levò la camicia da notte e mentre stava per andare a farsi una doccia, bussò, preoccupato, alla porta Emmanuele, che con voce calda le disse “Gioia, Gioia, tutto apposto ho visto che non sei andata al lavoro”.

Dopo aver atteso per alcuni minuti una risposta che non venne, ribussò e chiese con voce sempre più preoccupata “Gioia, posso entrare, ti prego non farmi preoccupare”, intanto Gioia era confusa, non sapeva che fare e rimase lì immobile, finché lui preoccupato, non apri la porta e lei prontamente afferrò la camicia da notte, per mettersela davanti, diventando rossissima in viso.

Lui la fissò con sguardo vorace, ma con piglio impensierito disse di nuovo “Gioia scusa, tutto bene? Mi hai fatto preoccupare, perché non hai risposto?”.

Lei balbuziente rispose “scusami, io pensavo di essere sola in casa e dopo aver sentito dei rumori, mi sono spaventata, apposta non sono uscita dalla camera, sono rimasto impietrita”. Lui le sorrise e uscì borbottando “si impietrita, impietrita per poco vedendola così bella, mi impietrivo io, mamma ché bella”.

Quando si riprese Gioia, si fece la doccia si vestì e uscì per andare a lavoro ancora scossa.

Non sapeva neanche lei cosa gli fosse preso, perché non aveva risposto ed era rimasta lì inerme come una deficiente, comunque si disse tra sé “ complimenti Gioia, ogni giorno fai sempre più punti, nella raccolta degli imbranati”.

Arrivò al negozio e trovò Marika che andava avanti e indietro impaziente, pensò che facesse così poiché era tardissimo, infatti, come si avvicinò le disse con fare ironico “Ciao Gioia, alla buon’ora >> poi guardandola in viso, capì che c’era qualcosa che non andava, o che comunque la turbava, ma in quel periodo che si erano ravvicinate aveva capito che Gioia era impenetrabile.

Trascorsero la mattina nel quasi totale silenzio, con Marika che si era arresa ad aprire qualsiasi discorso, giacché, tutte le risposte dell’amica erano >.

Andarono a mangiare qualcosa al solito bar e qui Gioia si fece una risata, quando si ruppe uno sgabello e Marika finì rovinosamente a terra, a gambe all’aria, per fortuna senza farsi male.

Se ne stavano andando sorridendo, quando nei tavolini sotto i portici, Gioia sbirciò Emmanuele con Kate e il sorriso gli morì sulle labbra. L’amica che aveva seguito il tragitto del suo sguardo e relativamente aveva osservato come si spegneva la sua allegria, pensò di aver capito tutto.

Ritornati al negozio e vedendo Gioia sedersi quasi inanimata sul divanetto, pensò di passare all’attacco e di farsi raccontare tutto, così apprese che quell’uomo vigoroso era il famoso fisioterapista e che lei anche se lo negava ne fosse cotta.

Mentre erano assorti a parlare, sobbalzarono, alle grida concitate e allegre di Mirko, che fece il suo ingresso in una miriade di colori, facendo alzare la sua datrice di lavoro, che afferrandola per le mani la fece girare in tondo a velocità supersonica.

Calmatosi, le fu presentata la nuova collega, che gli fu subito simpatica.

Si mise a distribuire buste regalo, a Gioia aveva comprato dei braccialetti etnici, una cassetta del suo cantante preferito e una sciarpa rossa, mentre per la collega che non conosceva, aveva preso degli orecchini particolari etnici uno diverso dall’altro e un braccialetto di cuoio.

Il suo arrivo inatteso e i suoi regali li avevano meravigliati, ma era stato un toccasana, quell’imprevisto aveva ridonato allegria specialmente a Gioia.

Passarono più di un’ora a chiacchierare e i due colleghi organizzarono di andare a cena insieme, trascinando anche il loro capo, che dopo mille dinieghi accettò.

Chiusero alle diciannove con la promessa di vedersi fuori del locale della sera precedente per le venti circa.

Gioia arrivò a casa con la voglia soltanto di buttarsi sul letto, ma, sapeva che doveva mantenere la promessa.

La casa era deserta sicuramente era cena o chissà dove con la sua raffinata Kate, pensò tra se, così andò a fare la doccia e quella sera non avendo voglia di agghindarsi, in fondo non doveva mettersi in mostra con nessuno, scelse una mise più casual, minigonna di jeans, toppino blu e giubbino di jeans,e ai piedi mise un paio di scarpe da tennis bianche blu, quelle con il rialzo nel tallone come piacevano a lei, dei boccoli alle orecchie e raccolse i capelli in una coda alta,si guardò allo specchio e sembrava davvero una ragazzina, ma gliene fregava.

Una volta arrivata davanti al locale, trovo Mirko e Marika che ridevano come matti, in fondo era impossibile non ridere con Mirko nei paraggi.

I suoi due dipendenti erano affamati e presero l’antipasto tipico del locale e delle cotolette con patatine fritte e lei svogliata li seguì nella scelta.

Mangiarono accompagnati dagli aneddoti di Mirko e dalle grasse risate di Marika

A fine cena la trascinarono al bancone del bar per il caffè, e qui il tizio della sera prima passò all’attacco con i complimenti. Lei, al contrario della sera precedente, li gradì, perché anche se erano veri o falsi, la facevano sentire apprezzata.

Ogni riferimento a fatti, persone o cose realmente esistite è puramente casuale. La narrazione di tale racconto è frutto della fantasia degli sceneggiatori/scrittori di Culturaebuonemaniere.it.

Il testo di questo racconto è di proprietà di Culturaebuonemaniere.it e dei suoi sceneggiatori, ne è vietata, pertanto, la riproduzione, modifica, manipolazione o diffusione del presente sotto qualsiasi modo o forma senza lo specifico consenso degli autori.

Copyright © 2020 by Culturaebuonemaniere.it. All rights reserved