Quella mattina erano ambedue molto stanchi e, si ritrovarono in cucina molto assonnati. Gioia, appena vide la moka stracolma di caffè, pensò che menomale che Emmanuele, lo aveva già preparato, poiché ne aveva davvero bisogno.

Dopo aver già bevuto due tazze di caffè, Gioia stava per versare la terza, quando Emmanuele le disse “Gioia, ma ti sei accorta che è caffè e non acqua, vero?” e lei con piglio assonnato rispose “si, ma stamani sono sola al negozio e ho proprio bisogno di essere attiva”. Lui le chiese “come mai sei sola?” “Mirko deve stare ancora a riposo e, - rispose Gioia - Marika si è offerta di tenergli compagnia” “mi spiace, ma io purtroppo, oggi non ti posso aiutare,- continuò Emmanuele - perché devo andare allo studio”, Gioia sorrise e gli rispose “Tranquillo, vado a prepararmi, buon lavoro”.

Lui in quel momento, si apprestò a uscire di casa. Gioia si fece la doccia, si vestì e si truccò e si avviò ad uscire, quel giorno doveva fare un sacco di cose e non sapeva da dove iniziare. Aprì il negozio, facendo, sconfortata, una lista mentale di ciò che doveva fare.

Quella mattina doveva prenotare, gli inviti per l’inaugurazione, presso la tipografia, che gli aveva consigliato la segretaria del suo commercialista, doveva passare da un fioraio, per ordinare un piccolo addobbo floreale da posizionare all’ingresso, doveva provvedere per organizzare un buffet per il giorno dell’inaugurazione e fare molte altre cose ancora.

Mancavano pochi giorni all’inaugurazione e lei era in alto mare, inoltre quel giorno sarebbero arrivati degli altri abiti che doveva sistemare, e anche le scarpe per le spose e gli sposi, alle quali, doveva ancora trovare la giusta allocazione.

Erano quasi le undici e lei si mise, confusamente, le mani alle tempie, quando fissando il telefono gli venne un’idea. Andò subito verso la borsa, rovistò nelle tasche interne, ma niente poi pensò, di guardare dentro il portafogli e, qui nei vari scomparti, trovò finalmente il pezzetto di carta che cercava. Si avviò al telefono e compose il numero segnato, dopo qualche di squilli rispose un’anziana signora e considerato che rispose gridando, aveva probabilmente l’udito un po’ arrugginito “pronto, chi è che parla?” “pronto, sono Gioia cercavo una ragazza di nome Giusy, non so forse sua nipote”, la signora rispose “benedetta figlia, perché parli così a bassa voce? Alza un po’ il volume, non sono sorda ma, tu figliola parli troppo bassa, comunque no cara, Giusy non è mia nipote, ha una camera in affitto qui da me e, io le voglio bene come una figlia però”.

A Gioia piaceva parlare con l’anziana signora così simpatica, ma il tempo stringeva e disse “ah ok, signora ne sono contenta, ma, ora gentilmente potrebbe passarmela”. La signora sospirò e disse “e cara figlia mia, se era qui te l’avrei già passata, ritorna verso mezzogiorno credo, sai sta andando in giro da giorni per cercare lavoro, poverina”, a quel punto Gioia rispose “perfetto io la chiamavo, giusto perché avevo bisogno di un aiuto nel mio negozio, ci siamo incontrati tempo fa in un negozio di abbigliamento e ho compreso che aveva difficoltà economiche e, allora io ho pensato di assumere lei.

Potrebbe dirle di chiamarmi per favore come rientra? Dovrebbe avere il mio numero, gli dica che la cercava Gioia, credo capirà. Grazie ancora signora, lei è simpaticissima, mi ha fatto bene parlare con lei, buona giornata”, la signora rise e disse “sapessi a me figliola sono spesso sola, buona giornata anche a te”. Cercò di fare qualcosa mentre attendeva la telefonata di Giusy, che finalmente arrivò verso le tredici.

Quando suonò il telefono, Gioia aveva le mani sporche, allora se li pulì con un fazzoletto e andò a rispondere. “Pronto, - disse Gioia - con chi parlo?” “Gioia? Ciao, sono Giusy, mi ha detto la signora, dove abito, che mi cercavi per offrirmi un lavoro, dimmi tutto” “Si sono io, - proseguì Gioia – avrei bisogno di una mano nel mio negozio, che sto per aprire, se ti do l’indirizzo, potresti passare nel pomeriggio? “Si certo, detta pure”.

Gioia le dettò l’indirizzo e dopo aver salutato la ragazza, riagganciò. Giusy, era la ragazza che incontrò quella mattina che andò a comprarsi qualche vestito; il suo terzo giorno di permanenza a Occhioli.

Dopo aver parlato al telefono, andò a lavarsi le mani e si mise a mangiare l’arancino, che aveva comprato quella mattina al solito bar, sotto i portici, bevve poi, un’aranciata e si mangiò la banana che si era portata da casa.

Verso le quindici, sentì una voce femminile chiamare il suo nome e, sull’uscio vide Giusy. Si salutarono e si misero a chiacchierare per un quarto d’ora circa, aggiornandosi sulle ultime novità.

Gioia poi le espose le sue necessità, le raccontò delle disavventure di Mirko e di come si fosse all’improvviso da sola alle prese con il negozio e con il peso dell’inaugurazione. Giusy accettò la sua offerta di lavoro e, Gioia andò a chiamare il commercialista per l’assunzione, dicendogli che gli avrebbe fatto avere i documenti al più presto.

Durante il pomeriggio, Gioia, ebbe modo di vedere come Giusy fosse una ragazza molto sveglia, svelta e molto organizzata,lavorarono fianco a fianco in totale armonia fino alle 18 e 45 circa, quando giunsero gli abiti, ma con gran rammarico, dopo che il fornitore andò via, si accorsero che non furono state consegnate le calzature, dopo l’ansia iniziale si ripromise di risolvere tutto l’indomani appena fosse sopraggiunta al negozio.

Verso le diciannove e trenta, chiusero il negozio, si salutarono dandosi l’appuntamento per l’indomani. Salì in macchina era spossata, giunta sul lungomare dai finestrini aperti arrivava un forte odore salmastro e un senso infinito di pace, che quasi la invitò a parcheggiare l’auto e di scendere.

Dopo aver respirato con gli occhi chiusi quell’aria così leggera e aver sentito fino in bocca quel sapore salato di mare, passo dopo passo fece una lunga passeggiata che incredibilmente fece affievolire notevolmente la stanchezza, si sentiva quasi più leggera e ristorata.

A un tratto guardò l’orologio e si accorse che aveva passato poco più di un’ora immersa in quel benessere, ma, purtroppo ora era tempo di rincasare. 

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