Gioia si svegliò in un silenzio quasi surreale, non udii né il rumore dell’acqua della doccia, né rumori in cucina, tantomeno nella camera accanto.

Mentre si alzava, ricordò che la sera precedente quando si era ritirata, Emmanuele non c’era, quindi sicuramente dopo una cena romantica aveva trascorso la notte fuori, certamente con la bella Kate.

Poco dopo sotto la doccia, cerco di convincersi che non erano fatti suoi e che il nodo che sentiva allo stomaco era fame.

Vestitasi e truccatasi leggermente, decise di uscire e di andare a fare colazione, al bar con Giusy. Per fortuna appena parcheggiò, vide che lei era già lì ad attenderla.

Fecero colazione al bar sotto i portici e Gioia, spiegò a Giusy, che quel bar era divenuto un po’ il suo bar, già da prima che comprasse il negozio.

Verso le dodici, lasciò tutto nelle mani di Giusy, per andare in tipografia.

Fermò la macchina, un po’ distante dal posto indicatole, visto che quella zona era indicata dai cartelli come zona pedonale.

Pensò poi, che sicuramente, avesse sbagliato strada, poiché seguendo le indicazioni datole, invece che davanti alla porta della tipografia, girando l’angolo, si ritrovò quasi a ridosso della vetrina di un ristorante, dove un fisioterapista di sua conoscenza, rideva al tavolo con una formosa e bella ragazza; rimase a fissarli per cinque minuti, quando il vociare dei passanti, la distolse e si affrettò ad andarsene con passo veloce, pensando che non voleva che la vedesse e capisse che sapeva che tradiva Kate.

Girovagò un po’, con il pensiero fissò su ciò che aveva appena visto e si fermò in un bar con tavolini all’esterno, per prendere un caffè. Quando si risvegliò da quello stato di sconcerto, si accorse che era troppo tardi e che a quell’ora era, ormai, tutto chiuso per la pausa pranzo.

Pensò che quei stravaganti pensieri, le avevano fatto perdere il senso del trascorrere del tempo e dell’orientamento, giacché non si ricordava dove avesse parcheggiato l’auto.

Girovagò fino ad arrivare in una strada carrabile e, si accorse che era quella dello studio di Emmanuele.

Dopo aver camminato per altri due strade, arrivò alla sua autovettura e una volta salita a bordò, ripartì. Prima di arrivare al negozio si fermò e prese delle crocchette per lei e Giusy, poiché vista l’ora tarda, non aveva trovato altro.

Mangiarono insieme e Gioia, le racconto di non aver concluso nulla in quanto aveva sbagliato strada e omise tutto il resto. Aspettò che fosse l’ora di apertura per contattare il fornitore per le scarpe,che purtroppo non rispose alle innumerevoli chiamate.

Parlando degli addobbi floreali Giusy, promise che all’orario di chiusura che quella sera anticiparono di circa un’ora, l’avrebbe accompagnata da un suo amico molto bravo e creativo nel settore.

Appena Gioia, ebbe messo piede in quel negozietto pieno di rose e tulipani, un prestante giovanotto dall’aria familiare iniziò a farle una corte sfacciata, cercò di allontanarlo in tutti modi quando ricordando chi fosse, gli disse “ecco dove ti avevo già visto, sei il barista della pizzeria, mi sembrava oltre il tuo viso di conoscere, già la tua insistenza”, il giovane la guardò sorridendo e rispose “mi dispiace occhi belli, non sono io, ma mi compiaccio con il mio gemello per avere ottimi gusti come i miei”.

Lei rimase a bocca aperta, mentre con aria beffarda il giovane la fissava e, lei senza pensarci diede voce ai suoi pensieri e disse “eh no due sono troppi, già era insopportabile uno, figuriamoci due”. Messe da parte le chiacchiere pure piuttosto inopportune del prestante proprietario, concordarono che sarebbe passato a vedere il luogo dell‘inaugurazione, per meglio consigliarla.

Uscirono dal fioraio che erano le venti e pensò di fare un salto da Mirko e Marika, ma, immensa fu la sua sorpresa quando dopo aver suonato ad aprire la porta fu Emmanuele, che si trovava là per far visita a Mirko.

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