Al risveglio, Gioia si sentì frastornata e con lo stomaco un po’ in subbuglio, a quel punto, ricordò la cena pesantissima, che aveva preparato Marika la sera precedente e, pensò che avesse bisogno di un caffè amaro per fare ritornare lo stomaco a posto, come gli consigliava sempre la sua amata zia quando aveva mangiato troppo.

In cucina mentre sorseggiava il caffè, si chiese se anche Emmanuele, avesse il suo stesso problema. Rifletté poi, che la sera precedente, tutti e quattro, passarono una serata divertente insieme. Risero, scherzarono e giocarono a monopoli, sembravano, agli occhi di Gioia, due coppie molto amiche, ma lei, sapeva benissimo che non era così.

Per fortuna, quando arrivò al negozio, Giusy, doveva ancora arrivare, giacché a Gioia, non le andava di farla attendere fuori a lungo.

L’ultima assunta arrivò, infatti, verso le nove, con un sacchettino contenente due cornetti caldi, uno per lei e uno per Gioia.

Quest’ultima, le disse che non le andava il cornetto e le raccontò della cena della sera precedente, promettendole che le avrebbe fatto conoscere presto, quei due svitati dei suoi colleghi.

Quella mattina, il falegname, si recò al negozio e, fissò in modo stabile, i vari separé; quando terminò di fissarle era già mezzogiorno.

Gioia, una volta rimasta sola con Giusy, la invitò ad andare a pranzare, al solito bar, poiché, giacché aveva saltato la colazione, a quel punto, aveva davvero fame.

Una volta arrivati al bar, Gioia si avvicinò al banco, per vedere cosa avessero quel giorno, poiché voleva qualcosa di diverso e, infatti, prese, insolitamente, un’insalata fredda di polipo e della pasta fredda; Giusy, invece, optò per un mega panino.

Nel pomeriggio passò Gian Umberto, così scoprì che si chiamava il prestante fioraio, che doveva ammettere, era molto bravo nel suo lavoro. Le consigliò di inserire, due colonne di fiori all’ingresso e delle altre colonne lungo le maestose finestre e la vetrina e, infine, un bouquet centrale al tavolo del buffet. Rimasero, che Gioia sarebbe passata al suo negozio, per scegliere insieme l’abbinamento delle composizioni ma, Gian Umberto, prima di andarsene non resistette a non farle qualche complimento. Gioia, invece di arrabbiarsi, prese quei complimenti, in maniera scherzosa e, si rese conto che era cambiata molto dai suoi primi tempi a Occhioli, ora era più matura.

Verso le diciotto, telefonò alla tipografia, poiché, non era più riuscita ad andarci per specificare cosa le serviva. Dopo aver appreso che per stampare ciò che desiderava, la tipografia, avrebbe impiegato al massimo due giorni, si mise, sollevata, a sistemare i cappelli, che erano da giorni in un angolino, dentro agli scatolini, in attesa di essere smistati.

All’orario di chiusura, poiché avevano fatto più tardi del solito, Gioia si offrì di dare un passaggio con la macchina a Giusy, così sarebbe arrivata prima. Gioia pensò che Giusy, fosse un’ottima aiutante.

Dopo averla accompagnata a casa, pensò di passare velocemente a salutare Anna Rita, che Gioia, presa da mille impegni, era da molto che non la vedeva.

Anna Rita, volle invitare, a ogni costo, Gioia a cena per quella sera e, senza dare l’opportunità di rifiutare l’invitò, si mise ad apparecchiare la tavola.

Durante la cena, Gioia la invitò alla cerimonia d’inaugurazione del negozio.

A quel punto, Anna Rita, disse che, se lei non aveva niente in contrario, sarebbe andata con una sua amica e la sua giovane nipote.

Conclusero la serata parlando, della zia, di ciò che aveva raccontato ad Anna Rita di lei e di tutte le volte che erano uscite insieme.

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