Gioia si svegliò al suono del telefono.

Guardò la sveglia e si accorse che erano le otto, si chi chiamasse a quell’ora.

Penso che sicuramente non cercassero lei, si alzò poi, per andare a farsi la doccia, ma si era appena tolta la maglia del pigiama, rimanendo in canottiera, quando sopraggiunge Emmanuele dicendo “Ciao Gioia, è per te”. Lei confusa e un po’ in imbarazzo per essere in canottiera, disse“ scusa cosa?”, lui la guardò e rispose “la telefonata Gioia, che altro, non hai sentito lo squillo?”.

Emmanuele fece per andarsene, quando ritorno indietro con un sorriso ironico e disse “comunque complimenti, è molto bella la tua canottiera con topolino”. Lei si guardò imbarazzata la canottiera e con tutte le forze, gli lanciò contro il cuscino, ma miseramente lo mancò, infatti, lo sentì allontanarsi sghignazzando, sospirò e andò a rispondere al telefono.

Era Anna Rita, che le comunicava di aver dimenticato da lei il portafoglio la sera precedente, quando le aveva mostrato la foto di lei piccola. La ringraziò e la salutò, augurandole una buona giornata.

Si rimise la giacca del pigiama e decise prima, di fare colazione prima della doccia.

Era di spalle alla porta, quando si sentì dare un leggero bacino sulla guancia destra e si sentì dire “perdonami ma non ho resistito, eri così buffa” e lei rispose “allora ricominci“ e gli tirò contro un guantone da forno, che lui afferrò al volo, e disse divertito “attenta piccola, che non ti mangio come il lupo cattivo”. Lei sbatté la testa e si versò il caffè pensando che era inutile, tanto avrebbesempre vinto, lui era troppo atletico e troppo spigliato.

Si affrettò di arrivare al negozio, giacché aveva fatto tardi, per colpa delle scaramucce di quel bellimbusto.

Pensò che fosse meglio darsi una calmata, poiché, doveva essere lucida, visto che quella mattina andavano gli organizzatori del buffet per vedere l’ambiente e decidere dove sistemare il tavolo con gli stuzzichini, gli aperitivi e tutto il resto. Giusy, inoltre, quella mattina era in ritardo.

Quel giorno, avrebbero consegnato, anche un nuovo armadio, nello stesso stile dell’altro, così avrebbero separato gli abiti da sposo da quelli da sposa, volevano creare, infatti, due angoli ben distinti, così se ambedue gli sposi avessero preso gli abiti da loro, l’uno non avrebbe visto l’abito dell’altro, mantenendo così l’effetto sorpresa.

Gioia, presa da mille cose, si accorse solo verso mezzogiorno che era così tardi e Giusy ancora doveva arrivare. Si pulì le mani e andò a cercare, preoccupata, il numero di telefono per chiamarla.

Il telefono suonava ininterrottamente, ma, nessuno rispose, neanche la simpatica signora dei giorni precedenti, si chiese tra sé cosa fosse successo.

Mangiò poi, svogliatamente un panino e bevve un caffè. Verso le 16 fu interrotta dallo squillo del telefono, rispose e la voce concitata dall’altro lato che sembrava quella di Giusy, andava a ruota libera, al che disse “pronto,Giusy sei tu? Calmati un attimo, non riesco a comprendere se parli in modo così agitato”, sentì a quel lato un grosso sospiro e poi di nuovo parlare “pronto, si Gioia scusa sono io ,solo ora ho potuto avvertirti che non vengo al lavoro, scusami”.

Gioia rispose “tranquilla, sono sicura che sei mancata per un valido motivo” infatti lei rispose “e che la signora Margherita presso cui abito ha avuto un malore, ho dovuto chiamare un ambulanza e poi non me la sono sentita di lasciarla sola, sai non ha nessuno qui. Ha solo un nipote in una città a circa 4 ore da qui, l’ho contattato ma ci vuole il tempo che arrivi”.

Lei subito preoccupata per la gioviale signora che aveva conosciuto al telefono, chiese “ma che è successo precisamente? Ora la signora come sta?”, Giusy rispose “molto meglio grazie, ed ecco a tal proposito dovrei chiederti un immenso favore, vedi, verso le diciotto mi hanno detto che posso portarla a casa, ma, suo nipote mi ha detto che prima delle 20 non riesce ad arrivare, avrei bisogno che tu se puoi, ci venissi a prendere in ospedale per quell’ora”. Gioia rispose “si certamente non ti preoccupare, non c’è nessun problema, chiudo un po’ prima e vengo all’ospedale. Stai tranquilla”.

Giusy disse sollevata “mi dispiace credimi crearti tutti questi problemi, ma, non so come fare”, Gioia la tranquillizzò e rimasero che si sarebbero visto nell’hall dell’ospedale per l’ora stabilita.

Poco più tardi, arrivarono gli addetti del mobilificio per consegnare il maestoso armadio. Gioia, lo fece sistemare in un angolo, rimanendo d’accordo però, che li avrebbe richiamati al momento di spostarlo, visto che per varie vicissitudini, non aveva ancora individuato, la giusta zona per creare l’angolo maschile.

Verso le diciassette e trenta, andò in bagno, si lavò le mani e il viso e, mentre si accingeva ad andare, vide la sua faccia riflessa nello specchio interesse e pensò tra sé, che se sarebbe entrato qualcuno nel negozio, in quell’istante, certo non l’avrebbe presa per la titolare.

Alle diciassette e cinquantacinque, Gioia era già nel parcheggiò dell’ospedale ed entrò nella hall, dove c’erano ad attenderla Giusy e una pallida ma ancora bella signora sui 70 anni. Gioia salutò la sua amica e, si presentò alla padrona di casa di Giusy, che rispose fievolmente.

Su istruzioni di Giusy, arrivarono a casa e aiutarono la signora a entrare e a sistemarsi, a mettersi un pigiama e a mettersi sotto le coperte.

Mentre Giusy, le stava preparando del tè, suonarono alla porta e chiese a Gioia se per piacere potesse aprire lei, e così fece.

Una volta aperta la porta, si trovò davanti ad un bell’uomo, vestito in maniera sobria ed elegante, che senza darle il tempo neanche di fiatare disse con aria boriosa “beh lei deve essere la badante che ha mandato l’agenzia, mia nonna dov’è?come sta?” La chiave gli l’avrà data quella Giulia o come si chiama lei, che abbindola mia nonna, vero?”.

Poi guardandola con disprezzo disse ancora “ la prossima volta che si presenta per un nuovo lavoro, si prenda la briga di darsi una sistemata, è orribile”. Lei lo guardò strabiliata da tanta arroganza e tanta maleducazione.

Cercò comunque di chiarire chi fosse, ma fu inutile, lui, pomposo, continuava a parlare, mentre si incamminava per la camera da letto.

Giusy, dopo aver visto la faccia di Gioia, disse “ho capito, hai incontrato il gran marchese, simpaticissimo, vero?”.Gioia sorrise.

Giusy, si apprestò ad andare a spiegare al nipote, cosa gli avessero detto all’ospedale.

Dopo pochi minuti risuonarono alla porta e, Gioia scettica si apprestò ad aprire, augurandosi tra sé, che fosse qualcuno meglio del precedente arrivato.

Una volta aperta la porta, si trovò davanti un’esile ragazza bionda, con una lunga coda di cavallo e una borsa da viaggio in mano.

Capii subito chi fosse e la accompagnò, dove erano gli altri e dove il nipote della signora, una volta presentata la ragazza la guardò con occhio critico come per chiedersi chi cavolo fosse Gioai arrivato a quel punto.

Dopo poco minuti, Gioia, salutò esausta Giusy, raccomandandola di riposarsi, poiché era molto pallida. Gioia si apprestò ad andare a casa.

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