Quella mattina Gioia si svegliò un po’ stanca, guardò, come per rimproverarla di averla svegliata, la sveglia sul comodino.

Si alzo dal letto, totalmente senza forze, per andare a farsi una doccia, ma, arrivata alla poltrona presente in camera, si risedette, si sentiva stanca, ma non aveva scelta, doveva per forza andare a lavoro, giacché, tra pochi giorni ci sarebbe stata l’inaugurazione del negozio e lei era seriamente nei guai se pensava alla miriade di cose ancora da fare. Nel pomeriggio, inoltre, sarebbe andato al negozio, il team che si doveva occupare del catering, visto che venerdì, quando Giusy l’aveva chiamata, aveva rimandato l’appuntamento.

Passando per il corridoio, Emmanuele la vide lì seduta e le domandò, visto che erano le 8 e 30, “ Gioia tutto bene? Pensavo fossi già uscita”, lei rispose “no ancora devo fare pure la doccia, lo so che è tardi, ma, diciamo che oggi non sono in ottima forma”

. Lui subito entrò in camera, s’inginocchiò davanti, le alzò delicatamente il viso con due dita e disse “Gioia, per cortesia dimmi cos’hai, non mi fare preoccupare” disse accompagnandola verso il letto e alzandole le gambe per farla stendere. Lei, visto che lui la fissava aspettando una sua risposta disse “ecco, mi sento molto giù, come se non avessi la minima forza e poi come muovo la testa mi viene la nausea. Comunque devo per forza andare al negozio”. Lui la guardò con piglio deciso e rispose “sa signorina, non credo proprio”.

Lei cercò di opporsi in tutti i modi spiegandogli tutte le sue difficoltà, allora lui vedendola preoccupata le fece una promessa e disse “allora principessa facciamo così, tu ora mangi tutto ciò che ti porto per colazione, poi riposi e pomeriggio se stai meglio, vengo io ad aiutarti al negozio, ok? Che dici?".

Lei troppo esausta per ribattere chiese solo - “ma tu non dovresti essere a lavoro?” e lui subito la tranquillizzò - “no tranquilla oggi non devo andarci”. Dopo circa un quarto d’ora, Emmanuele ritornò con un grande vassoio, contenente, un uovo alla coque, tre fette di arancia e una di limone per togliere il gusto dell’uovo, cinque fette biscottate con burro e marmellata, un bicchiere di spremuta e della macedonia. Lei appena lo vide, sgranò gli occhi e disse fievolmente “mi sa tanto che ti sei impazzito, se pensi che io solo lontanamente, possa mangiare tutte quelle cose”.

Lui la guardò e rispose – “Eh, principessina ricorda il patto che abbiamo fatto, e poi volevo chiederti se stai prendendo gli integratori che avevamo comprato dopo l’esito dell’analisi vero”, lei rispose tentennante “ecco precisamente, cioè per un periodo l’ho presi, poi però mi facevano venire mal di stomaco e allora ho pensato di interrompere la terapia”.

Lui la guardò con uno sguardo di rimprovero e disse con voce severa tipo “Gioia, sei anemica, - proseguì scandendo le parole – anemica. Non stai bene, capito? quindi le medicine sono necessarie, se ti veniva mal di stomaco si doveva trovare una soluzione, non abbandonare la cura, chiaro? Va bene ora riprenditi che poi risolviamo per la cura, ora per cortesia senza capricci devi mangiare tutto”.

Lei pensando che stavolta aveva ragione e visto che era anche arrabbiato annuì e, cercando di contrastare la nausea, inizio a mangiare. Piano piano, le spuntò l’appetito e mangiò tutto con gusto.

Fece per alzarsi per portare il vassoio in cucina, quando con una tempistica perfetta, arrivò Emmanuele, che per premio per aver mangiato tutto, le diede un bacio sui capelli. Si rimise sul cuscino sognante, e notò che si sentì molto meglio, anche se aveva sonno.

Pensò così, di stendersi giusto dieci minuti, prima di andare a fare la doccia.

Al risveglio, invece, si accorse che i suoi dieci minuti di sonno, erano diventati ore, visto che era mezzogiorno e dalla cucina arrivava un invitante profumo di cibo.

Si alzò, si fece la doccia e visto che stava meglio, si lavò anche i capelli e per asciugarli prima mise un noce di spuma e li asciugò ricci.

Si mise un velo di trucco, vista l’umiliazione se così si poteva chiamare, che si era presa venerdì con quell’energumeno del nipote della signora Margherita.

Scelse una minigonna di jeans una camicia rossa di cotone, e sopra avrebbe messo il giubbino di jeans.

Calzò le scarpe da tennis rosse e segui l’odore del cibo, che la condusse alle spalle muscolose di Emmanuele, intento a condire una pasta con gamberetti e zucchine.

Dopo averlo fissato qualche minuto esclamò, per prenderlo un po’ in giro, giacché a lui spesso riusciva molto bene “buongiorno signor cuoco, o mi scusi, preferisce il titolo di chef, lo so, mi sono confusa, ma comunque, le volevo chiedere cosa mi servirà per pranzo”.

Lui si girò sorridendo e rispose “olà principessa dei sogni, si è svegliata, quale onore è per noi saziare la sua fame” e si inchinò a farle il baciamano. Lei l’osservò e, scoppiò in una grossa risata, di quelle gioiose che vengono dal cuore e disse “sei incredibile per questo ti voglio bene”. L’ultima parte, le fuggì di bocca e se ne accorse solo quando a lei stessa le parole le arrivarono alle orecchie.

Ambedue, divennero seri, per spezzare l’imbarazzo, le prese il viso tra le mani e le rispose “anch’io, Gioia, anch’io”. Emmanuele, dopo averle strette le mani per un momento, gliele bacio ambedue e si girò per servire la pasta nei piatti.

Lei, in silenzio, si accomodò al tavolo. Si sentiva molto turbata e pensò che probabilmente, Emmanuele, la considerasse una rovina coppie.

Pensò che dovesse dire qualcosa, prima che fosse troppo tardi, Emmanuele, dal canto suo, invece, cercava di non guardare Gioia in viso, perché aveva voglia di stringerla a sé e a baciarla.

Gioia poi, prese il coraggio a due mani e disse “Emmanuele scusa, ecco io volevo dirti che ti sono grata e che ti voglio tanto bene, come il fratello che non ho mai avuto, non vorrei avessi frainteso. Lo so che tu stai con Kate, ecco non pensare male di me”. Lui alzò gli occhi e cercò di farle un sorriso e disse “tranquilla tutto apposto, mangiamo dai che si fredda”.

Dopo pranzo, rimasero che sarebbero andati al negozio verso le 16, poiché il team del catering sarebbe passato verso le diciassette.

Era sicura che quella mattina Giusy, se la fosse cavata egregiamente. Era una ragazza in gamba e Gioia, era contenta che lei fosse sua dipendente.

Gioia ed Emmanuele si sedettero ambedue sul divano, a vedere la televisione, anche se lei solo la guardava solo apparentemente, giacché, era totalmente altrove con la testa.

Gioia, distratta com’era, fece cadere per terra il telecomando e ambedue si abbassarono per prenderlo. Si ritrovarono, con le labbra a pochi millimetri uno dall’altra ed entrambi chiusero gli occhi.

Emmanuele non resistette e la baciò prima sfiorandola con le labbra e successivamente le prese il viso tra le mani, continuando a baciarla appassionatamente, quando aperti gli occhi e vedendo lei così dolce, le vennero in mente le parole di poco prima in cucina e si sentì in colpa.

A quel puntò, l’allontanò e lei aprì gli occhi, divenne paonazza in volto, mentre con le dita si sfiorava le labbra.

Si alzò e farfugliando qualcosa di incomprensibile, andò in bagno, dove si rinfrescò il viso e guardandosi allo specchio, scosse la testa.

Uscita dal bagno, pensò di andare meglio sul letto a leggere un libro finché non era ora di andare a lavorare, anche se alla fine si ritrovò più che a leggere il libro, a fissarlo.

In negozio quel pomeriggio, per fortuna fino alle diciassette e trenta, ci fu Giusy con il suo ciarlare a tenere banco e poi il loquace responsabile del catering, che si dilungò per più di un ora.

Gioia pensò che per fortuna che c’era Emmanuele, che era un buon conoscitore di ricevimenti, sicuramente di lavoro

. Dopo aver chiuso negozio, passarono a trovare Mirko e Marika.

Quest’ultima, propose di prendere delle pizze e delle birre e cenare tutti insieme e così Emmanuele si offrì di andare lui in pizzeria.

Cenarono in allegria pure perché, era impossibile rimanere pensierosi o tristi con Mirko e Marika nei paraggi.

Ogni riferimento a fatti, persone o cose realmente esistite è puramente casuale. La narrazione di tale racconto è frutto della fantasia degli sceneggiatori/scrittori di Culturaebuonemaniere.it.

Il testo di questo racconto è di proprietà di Culturaebuonemaniere.it e dei suoi sceneggiatori, ne è vietata, pertanto, la riproduzione, modifica, manipolazione o diffusione del presente sotto qualsiasi modo o forma senza lo specifico consenso degli autori.

Copyright © 2020 by Culturaebuonemaniere.it. All rights reserved