Quella mattina, a svegliare Gioia non fu la sveglia, bensì, il camioncino pubblicitario del circo, che annunciava il suo arrivo a Occhioli ed elencava, strillando, i prossimi programmi.

Lei si sedette in mezzo al letto e, una volta capito, di cosa si trattasse, si buttò sconfortata all’indietro, poiché quella mattina, erano rimasti che il negozio l’avrebbe aperto Giusy, giacché lei aveva delle commissioni da fare e pertanto, aveva messo in conto mezz’ora di sonno in più, che non le fu possibile fare.

Rimase sdraiata ma sveglia, fino alle otto e trenta, quando svogliatamente, sì alzò e pensò di prendere un caffè, prima della doccia, in modo che le facesse da carburante.

Dopo dieci minuti, Emmanuele arrivò in cucina, dopo essere stato annunciato da un’ondata di profumo maschile. Salutò Gioia molto allegramente e si mise a parlare, lei dall’alto della sua completa stanchezza, lo guardava come un alieno, pensando tra sé, dove Emmanuele prendesse tutta quella energia e quella vitalità di prima mattina.

Salutò Emmanuele si recò in camera, dove, invece, di svestirsi e andare a farsi la doccia, si ributtò sul letto e si accucciò, pensando al suo coinquilino e a tutte le cose successe fino allora, ma cosi finì per prendere il sonno.

Mentre sognava beata, Emmanuele passando dal corridoi,o la vide stesa e si avvicinò. Dopo averla vista assopita, si preoccupò, ripromettendosi che l’indomani l’avrebbe riportata, anche di peso, se necessario, a fare le analisi.

Invece di uscire, Emmanuele, pensò di sedersi sulla poltrona presente nella sua camera a leggere un libro, così se Gioia avesse avuto bisogno di lui, era lì.

La osservò a lungo, poi si alzò e le scostò i capelli che gli coprivano il viso e pensò che fosse molto bella e che era davvero felice che fosse capitata sulla sua strada, gli aveva ridonato, infatti, la voglia di vivere, aveva risvegliato il suo cuore e il suo animo, che si erano congelati tempo prima. L’aveva di nuovo fatto sentire vivo, con la voglia ogni mattino di alzarsi e affrontare il mondo.

Lei dolcemente, sussurrava qualcosa nel sonno, e lui accostò l’orecchio per capire e, il cuore gli gioii sentendo il suo nome accompagnato dall’aggettivo mio, tutto questo mentre lei nel sonno stringeva il cuscino a sé.

Emmanuele pensò dentro di sé, che avrebbe voluto, volentieri, essere quel cuscino, infine si allontanò e uscì dalla camera. Più tardi, Emmanuele cucinò un piatto di pasta al pomodoro, degli asparagi al burro e una fetta di carne ciascuno, cotta sulla griglia.

Andò, infine, a svegliare delicatamente Gioia. Quando, Emmanuele, andò in camera, Gioia non c’era, infatti, sentì lo scroscio dell’acqua in bagno, pensò che evidentemente, era andata a farsi la doccia.

Una volta ritornato nel salotto, telefonò al negozio e pregò Giusy di occuparsi lei del negozio, anche il pomeriggio, spiegandole che faceva questo, poiché Gioia gli sembrava molto stanca e voleva portarla al cinema per farla svagare un po’.

Giunta in cucina, Gioia rimase visibilmente impressionata, di come era apparecchiata la tavola e dei buoni cibi disposti, subito si sentì felice, ma non sapeva neanche lei bene perché.

Mangiarono scherzando e lei si complimentò per il pranzo, lui le disse di prepararsi per le diciotto, giacché aveva per lei una sorpresa e le comunicò che per il negozio sistemò tutto lui.

All’ora concordata, andarono al cinema e presero un cestello, molto grande, di popcorn ciascuno.

Risero e si divertirono per tutta la visione come due ragazzini, al punto che i due signori dietro di loro, li richiamarono, chiedendogli di fare più silenzio o altrimenti di andare a vedere lo spettacolo per i bambini.

Uscirono dal cinema sghignazzando felici e decisero di andare al luna park e di fare un giro, sfidandosi, all’autoscontro.

Al gioco del tiro, Emmanuele vinse per lei un leprotto gigante giallo e marroncino.

Mentre andavano via, li fermò una gitana che vendeva rose rosse e che cercò di convincere Emmanuele a comprarne una per la sua fidanzata, quando lui rispose che si sbagliava e che loro non era fidanzati.

La gitana, lo guardò mestamente e disse “caro giovanotto mio, forse non sarà la tua fidanzata, ma la tua amata si”, lui ammutolì, mentre Gioia, invece, cercava di capirne, senza riuscirci, il senso.

Arrivarono a casa, infatti, con lei che ancora si stava scervellando su quanto detto dalla gitana.

Ogni riferimento a fatti, persone o cose realmente esistite è puramente casuale. La narrazione di tale racconto è frutto della fantasia degli sceneggiatori/scrittori di Culturaebuonemaniere.it.

Il testo di questo racconto è di proprietà di Culturaebuonemaniere.it e dei suoi sceneggiatori, ne è vietata, pertanto, la riproduzione, modifica, manipolazione o diffusione del presente sotto qualsiasi modo o forma senza lo specifico consenso degli autori.

Copyright © 2020 by Culturaebuonemaniere.it. All rights reserved