Gioia si svegliò inquieta e agitata chiedendosi il perché.

Si ricordò poi, delle analisi e subito l’ansia le attanaglio lo stomaco.

Sì alzò di malavoglia, sperando come fanno i bambini, che Emmanuele se ne fosse dimenticato, ma, uscendo in corridoio capì, che era una vana speranza, poiché come le apparse davanti, le disse “Buongiorno, principessa, pronta per il prelievo?”. Lei annuì come un condannato a morte, giacché, non poteva certo dirgli che aveva una paura tremenda.

Quando arrivarono al laboratorio, dopo aver pagato, prima di entrare nella sala prelievo, Emmanuele fece l’occhiolino a Gioia e, disse alla giovane infermiera “Scusi signorina, potrei entrare con la mia fidanzata, poiché, soffre di anemia e sviene spesso e, non vorrei che stesse male”.

L’infermiera lo fissò per qualche secondo, si avvicinò e disse a bassa voce “guardi non potrei proprio farla entrare, ma se dice così, gradirei che lei mi desse una mano nel caso la sua fidanzata svenisse”. Lui con una faccia tosta incredibile, avvicinandosi, quasi all’orecchio dell’infermiera, disse con voce suadente “l’ho capito subito sa che lei, oltre ad essere una bella ragazza, è anche in gamba”, davanti a tutto ciò. Gioia era allibita.

Finalmente, dopo tutti questi convenevoli, entrarono per il prelievo ed Emmanuele prontamente si avvicinò a Gioia e le strinse la mano opposta al braccio del prelievo e, le fece di nuovo l’occhiolino per incoraggiarla.

Gioia, neanche si accorse dell’ago, sommersa com’era, da quel moto incredibile di tenerezza scaturita dai gesti di quell’uomo, così sensibile che sapeva incredibilmente leggere al volo ogni suo timore.

Usciti da lì, andarono a fare una ricca colazione in un locale del centro molto bello, che lei non aveva mai visto.

Mentre parlava, si accorse che erano già, le dieci e trenta e nonostante lei, non avesse alcuna voglia di andare al negozio e, anche se quella mattina Giusy, non era da sola, poiché, sarebbe ritornata Marika, lei, purtroppo, doveva andarci lo stesso. Giacché, al laboratorio erano andati insieme Emmanuele, si offrì anche di accompagnarla a lavoro.

Durante il tragitto Gioia, si ricordò che voleva acquistare dei tappeti per il negozio, giacché, non poteva certo lasciarlo così spoglio, specialmente in vista dell’inaugurazione e, chiese così, a lui se conoscesse un negozio dove comprare dei bei tappeti classici, di ottima fattura senza però spendere un patrimonio.

Lui tentennò un attimo e poi disse “senti, io conosco un negozio che tratta dei bellissimi tappeti di valore con garanzia e tutto, però sono se così si può dire usati” lei lo guardò un attimo e disse “ho capito che ti ho detto che non voglio spendere tanto, però non vorrei neanche degli stracci”.

Lui le rispose “aspetta, che mi spiego meglio, i tappeti sono usati, o per farti capire meglio, provengono dalle ville di persone benestanti che li cambiano tanto per sfizio, dopo un anno o poco meno, quindi i tappeti sono come nuovi. Se vuoi verso le sedici potremmo andarci insieme”.

Gioia, Marika e Giusy, dopo essersi salutati e aggiornati su tutto, lavorarono interrottamente facendo solo una breve pausa per il pranzo.

Verso le quindici e trenta, Gioia staccò lasciando il lavoro da finire alle ragazze e andò a prepararsi per l’arrivò di Emmanuele.

Alle sedici e quindici, Gioia entrò nell’auto di Emmanuele e si avviarono per andare al negozio di tappeti, che apprese, che si trovava quasi al confine con un’altra città, nella zona dove erano presenti molte ville.

Quando arrivarono a destinazione, circa mezz’ora più tardi, scoprì che il negozio, si trovava nell’ala di una bellissima villa. Qui, una bella ed elegante donna sui cinquant’anni, li accolse calorosamente, abbracciando e baciando Emmanuele con molta confidenza. Ciò lasciò Gioia perplessa.

Dopo questo momento, pero, lei fu totalmente conquistata dal carisma della raffinata signora e da quei tappeti stupendi, che la trasportavano lontano, avvolgendola in un caldo viaggio.

Data tanta bellezza, Gioia ci mise un po’ a scegliere, ma infine, optò per dei bellissimi tappeti, che a suo giudizio, avrebbero dato al negozio non solo un aspetto raffinato ma soprattutto caldo, magico e unico.

Rimase, infine, piacevolmente colpita del prezzo finale che era molto più basso delle sue aspettative.

Prima di andarsene, dopo aver farfugliato qualcosa con Emmanuele, la signora Carol, invitò entrambi a passare il week- end da lei, dicendo che ci sarebbe stata, una bella ed emozionante caccia al tesoro, dentro e intorno alla villa, fino alla capanna del laghetto che Emmanuele non si sa come sembrava di conoscere.

Al momento di salutarsi, fattasi oramai sera, Carol strinse ambedue le mani di Gioia nelle sue e, l’abbracciò con affetto, ciò lasciò Gioia un po’ basita.

Sulla via del ritorno, Gioia parlò ininterrottamente, eccitata com’era dalla scelta dei tappeti, mentre Emmanuele era stranamente silenzioso.

Giunti poi a casa, Emmanuele con voce strana le chiese soltanto se Gioia, volesse davvero andare a passare il week-end alla villa e se voleva accettare l’invito.

Dopo averla vista così contenta nel rispondergli, non se la sentì di dirle che lui, invece ,non ne aveva nessuna voglia e pensò che forse aveva sbagliato sin dall’inizio e che non doveva portarla da Carol.

Ogni riferimento a fatti, persone o cose realmente esistite è puramente casuale. La narrazione di tale racconto è frutto della fantasia degli sceneggiatori/scrittori di Culturaebuonemaniere.it.

Il testo di questo racconto è di proprietà di Culturaebuonemaniere.it e dei suoi sceneggiatori, ne è vietata, pertanto, la riproduzione, modifica, manipolazione o diffusione del presente sotto qualsiasi modo o forma senza lo specifico consenso degli autori.

Copyright © 2020 by Culturaebuonemaniere.it. All rights reserved

COMUNICAZIONE IMPORTANTE: DOMANI SARA' PUBBLICATA LA PUNTATA SPECIALE DEL DAILY