Quella mattina, Gioia si svegliò riposata e rilassata, grazie, forse, al bellissimo week-end trascorso.

Ancora non le sembrava vero, di essere stata catapultata, in quell’atmosfera magica.

Pensò ancora sognante, che era stata l’esperienza più bella della sua vita, pensò ancora sognante, mentre si dirigeva in bagno a fare la doccia, anche se quella sera, entrando nel cottage e dopo il bacio nel piccolo patio della luna, così l’aveva soprannominato lei quella notte, si era immaginata o forse sperato un finale più romantico, ma era stata comunque una notte stupenda.

Doveva prepararsi in fretta, giacché, c’erano un sacco di cose da sbrigare per l’imminente inaugurazione del negozio, che si sarebbe tenuta giovedì.

Arrivata al negozio, divise i compiti tra di loro, lei sarebbe passata dal fioraio e dal responsabile del catering, Giusy si sarebbe occupata degli inviti con relativa lista e, Marika della disposizione della sala, dei tappeti e degli addobbi delle vetrine.

Fecero una piccola pausa per il pranzo in negozio e poi, essendo proprio stanchi, anziché prendere il caffè in negozio, andarono al solito bar.

Rientrarono al negozio, ognuno facendo il resoconto di ciò che aveva concluso quel giorno, gli inviti erano stati spediti, i mobili già predisposti, i fiori erano stati scelti, Gioia aveva optato per delle roselline gialle, visto che la facciata del negozio era gialla e i mobili all’ interno dorati.

Gioia si ricordò all’improvviso, che dello spumante doveva occuparsene Mirko e che dopo l’infortunio aveva dato l’incarico ad Emmanuele, provò così a chiamarlo insistentemente, ma non gli rispose.

Dopo mezz’ora, giunsero al negozio quasi contemporaneamente Emmanuele e Marco, il nipote di Margherita, che nel salutarla la abbracciò caldamente, e la baciò su entrambe le guance, lasciando Gioia sbalordita, anche se il vero sbalordito, con una faccia tra l’ ebete e Otello, era Emmanuele, che li guardava con un piglio indescrivibile, quasi di gelosia. Gioia cercando di svincolarsi dall’abbraccio, con eleganza e anche con un po’ di freddezza, gli disse “sicuramente sei passato a cercare Giusy, se aspetti cinque minuti, arriva, è andata qui vicino a sbrigare una commissione”, Marco guardò con fare interrogativo e con uno smagliante sorriso rispose “ma no mia cara, sono passato per te, così ora come chiudi il negozio, andiamo a cena insieme”, lei lo guardò, mentre dentro era arrabbiatissima per la sua incredibile sfacciataggine.

Emmanuele che li guardava fremendo, dopo un colpetto di tosse, chiese “Gioia, se non ti sono di disturbo, posso parlarti un momento, per cortesia? Grazie”, lei lo guardò come se si fosse completamente dimenticata di lui e afferrandolo per mano, rispose “si certo, vieni”, rivoltasi poi a Marco disse per educazione “scusami un attimo” e lui con una sfrontatezza inaudita rispose “si tesoro vai pure, ti aspetto qua”, lei se ne andò scuotendo la testa leggermente.

Dopo aver bevuto un bicchier d’acqua e concordato con Emmanuele per lo spumante, sentirono un frastuono incredibile.

Ritornati di corsa nell’atrio trovarono un manichino fracassato a terra e Marco con una faccia da deficiente che cercava di sistemarlo, Gioia aveva il fumo che gli usciva dal naso ed Emmanuele una faccia compiaciuta.

Gioia cercò di dire che non aveva importanza e che se gentilmente se ne fosse andato, lei si sarebbe messa a pulire, mentre lui, insisteva ad aiutarla e a portarla a cena, specialmente dopo aver combinato quel guaio, così che si scusasse.

Dopo lo sguardo avvelenato di Gioia, Marco decise di ritirarsi e di riprovare un altro giorno a invitarla a cena.

Emmanuele contento come una Pasqua, si avvicinò e gli disse “tranquillo vai pure, aiuterò io Gioia,d'altronde, siamo abituati a fare tutto insieme” e strinse Gioia a sé baciandola sulla fronte.

Gioia guardava i due, pensando dentro di sé cosa avessero entrambi quella sera.

Ci misero quasi un’ora a sistemare tutto e, una volta terminato poterono ritirarsi a casa. Dopo cena, andarono, entrambi, immediatamente a coricarsi, poiché erano stanchissimi.

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