Gioia si svegliò agitata, non sapeva neanche lei perché, ma lo era anche durante il sonno, infatti, non aveva riposato bene.

Si alzò stanca, al punto che sembrava una sonnambula, per andare a farsi la doccia, augurandosi che sotto il getto dell’acqua fredda, si sarebbe ripresa e, in effetti, mentre si vestiva, dopo essersi lavata, si sentì leggermente meglio.

Una volta arrivata in cucina, trovò un biglietto di Emmanuele che le comunicava che per un imprevisto era dovuto uscire molto presto e le augurava una buona giornata.

Emmanuele le lasciò, anche, due cornetti in un sacchetto, lei appena li vide, sorrise e, diede un morso a un cornetto, mentre preparava il caffè.

Dopo circa quaranta minuti, era davanti al negozio e si stava facendo una lista mentale di cosa mancasse ancora per l’ imminente inaugurazione.

Persa in questi ragionamenti, si avvicinò per aprire, quando,un soffio d’alito vicino al collo le fece gelare il sangue,finché una voce non le sussurrò “buongiorno bellissima, ero venuto per portarti la colazione e per scusarmi per la faccenda del manichino di ieri sera”.

Lei che era rimasta immobile come se fosse pietrificata, una volta capito che era Marco e salitale di colpo tutta l’adrenalina, si mise a urlagli contro e giratasi lo prese a colpi di borsa, alcuni passanti si giravano a guardarli straniti, qualcuno si fermava proprio come per gustarsi la scena.

A quel punto, Marco disse sorridendo “scusateci, ma sono le solite scaramucce tra fidanzati, sapete com’è” e tirata Gioia a sé la abbracciò e si mise a baciarla.

Dall’altro lato della strada, un attonito Emmanuele, che era passato per vedere se Gioia avesse bisogno di qualcosa, giacché quella mattina non si erano incontrati, li guardava allibito, dispiaciuto, deluso e verde di gelosia e che purtroppo, si allontanò prima che vedesse Gioia divincolarsi dall’abbraccio di Marco e dargli uno schiaffo.

Gioia entrò rabbiosamente in negozio e, lasciata borsa e giacca su una poltrona, si mise subito all’opera, per scaricare in qualche modo tutto il nervosismo che quell’idiota le aveva messo addosso. Verso le dieci, entrò Marika, gridando “chiudi gli occhi ho una sorpresa per te”, ma lei gli rispose in malo, modo dicendo che odiava le sorprese.

Dopo qualche minuto, entrò timidamente Mirko sostenuto da una stampella e disse “ mi dispiace, la sorpresa ero io, ma forse è meglio che me ne vado”.

Lei alzò gli occhi e gli corse incontro abbracciandolo, con parecchio fervore, al punto, che per poco cadevano tutte e due e gli disse “scusami Mirko, ero di malumore, ma, sono così contenta di vederti e specialmente sono felice che tu sia qui”. Lui la guardò e le domandò “dimmi, ma il malumore è colpa del bel fisioterapista?”.

Lei sorrise e gli rispose “no, lui è un angelo, poi ti spiego, ora è troppo complicato” e a quel punto la guardarono accigliati tutte e due.

Quando arrivò Giusy, presero il caffè e mangiarono i pasticcini che aveva portato Mirko, mentre si aggiornavano sui giorni trascorsi senza vedersi e, lo aggiornavano sul party per l’inaugurazione ormai prossima.

Mirko se ne uscì con un sacco d’idee, un po’ stravaganti per un inaugurazione, infatti tra le risate di tutte che lo consideravano svitato, di meno Marika che comunque le piaceva lo stile, propose, un angolo discoteca con tutta la miglior musica di quegli anni e con un po’ di musica elettronica, un angolo con degli stuzzichini di prosciutto, ananas e olive e, suggerì poi, dei vestiti molto colorati.

Mentre parlavano, si fece mezzogiorno e Gioia entrò nel caos, poiché dovevano fare un sacco di cose ancora e giovedì era vicinissimo.

Dopo essersi calmata, mangiarono di corsa dei sandwich con tonno, olive e maionese che aveva preparato Mirko. Verso le diciassette dopo aver spostato tutto per la predisposizione per gli addobbi, lasciato lo spazio per i tappeti, e lo spazio dove doveva essere sistemato il tavolo, pulirono per terra e Gioia lasciò il negozio in mano ai ragazzi e, decise di andare a portare l’ invito al signor Gigi.

Come al solito, incontrare il signor Gigi, che tra l’altro l’accolse a braccia aperte, scaldò il cuore a Gioia e la rasserenò.

Passò, infatti, un bel pomeriggio.

Il signor Gigi, le preparò una merenda buonissima e poi, la portò, in un prato là vicino, dove si divertì a raccogliere le margherite selvagge e i papaveri, come quando era bambina.

Il signor Gigi era felice di vederla saltellare come una bimbetta.

Nonostante si era fatto tardi, non se la sentì di declinare l’invito a cena, facendo dispiacere il signor Gigi, così accetto e mangiò anche con gusto.

Pensò che non c’erano dubbi che l’anziano signore, fosse un ottimo cuoco, oltre che una bravissima persona.

Mangiò un antipasto con dei salumi e dei formaggi caserecci, di un sapore unico, mangiò poi, una pasta con le verdure e della pancetta squisita, e del pollo ai ferri tenerissimo. Gioia era davvero un po’, che non mangiava così tanto, penso che forse le corse nel prato gli avevano accentuato l’appetito o che forse fosse stata la gradevole e rassicurante compagnia di Gigi unita a quel posto stupendo.

Mentre mangiavano, scoppiò un temporale con tuoni e fulmini e giacché, non accennava minimamente a smettere e si erano fatte le ventidue, si fece convincere di dormire lì per quella notte e ripartire la mattina seguente.

Pensò comunque di chiamare Emmanuele, poiché, non voleva che si preoccupasse, ma rimase molto male, quando appena gli disse che non sarebbe ritornata per la notte, la troncò senza farla spiegare.

Chiuse il telefono impallidita e dispiaciuta, al punto che se ne accorse anche il signor Gigi.

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