Gioia si svegliò con lo stomaco in tumulto e la testa frastornata. Non aveva riposato bene e il comportamento di Emmanuele l’aveva tormentata anche durante il sonno. Si sedette un po’ sul letto e, infine, andò a farsi una doccia.

Una volta finito di prepararsi, passò in cucina intenzionata a farsi un caffè, ma vedendo, Emmanuele pensò di prenderlo al bar e, infatti, a lui rispose che avrebbe fatto colazione fuori. Al che lui, si mise a dire cose contro senso, quali “e certo chissà dove ti porterà il tuo bello, mi auguro non sul prato di nuovo, ricordati che sei anemica”.

Lei lo guardava strabiliata, non capiva se fosse diventata deficiente lei oppure lui.

Comunque lo lasciò parlare a vanvera e se n’è andò, giacché doveva passare al negozio per dire ai ragazzi che sarebbe andato il fioraio a sistemare gli addobbi. Doveva poi, passare a prendere Anna Rita, per andare insieme dal parrucchiere.

Mentre erano dal parrucchiere, Gioia le raccontò di Gigi, del prato, del temporale e di come aveva dovuto trascorrere la notte lì, ma non gli raccontò dello strano comportamento di Emmanuele.

Verso le undici finirono e Gioia accompagnò a casa Anna Rita, con l’accordo che si sarebbero visti all’inaugurazione e andò in negozio per vedere se era tutto apposto.

Disse ai ragazzi di chiudere il negozio, così ognuno avrebbe avuto il tempo di prepararsi. Lei passò dalla ditta di catering rimanendo che si sarebbero visti verso le sedici e trenta al negozio. S

i ritirò poi, a casa con una profonda svogliatezza, iniziava difatti a non sentirsi più a casa sua da Emmanuele.

Per fortuna a casa non c’era nessuno, quindi si preparò un’insalata e si coricò un po’, dopo aver preso una pasticca per il mal di testa. Un’ora prima dell’appuntamento, si fece una doccia, ma pensò di cambiarsi al negozio, poiché sicuramente, il vestito si sarebbe sgualcito o peggio macchiato di qualcosa. Dopo aver finito con la ditta di catering, con il fioraio e aver sistemato i tappeti, quando era tutto pronto, telefonò ai ragazzi dicendogli di andare al negozio e andò a sistemarsi, anche perché si doveva dare un’altra rinfrescata.

Si spogliò e a un tratto, realizzò di non aver chiuso la porta esterna del negozio, giacché sentì la voce di Marco chiamarla a gran voce. Sbirciò con la porta socchiusa, sperando se ne andasse e così fu.

Si apprestò così com’era a chiudere a chiave il negozio, proprio quando entrò Emmanuele, che la guardo sbalordito, quardò poi, Marco andar via e disse sbalordito “Gioia, che vergogna, sei arrivata a questo punto, con uno che conosci appena poi, non ti riconosco proprio più ”.

Lei ammutolita, cercò prima di capire cosa blaterasse e, quando lo intuì, balbettante provò di spiegarsi, ma non ci riuscì, perché lui prima la baciò con foga dicendole “ora vedi quale bacio è meglio” e poi se ne andò sbattendo la porta.

Lei rimase lì come un idiota, finché non entrò Mirko che vedendola così poco abbigliata, le disse “capisco bellezza che volevi stupire tutti con questa inaugurazione, ma così mi sembra un po’ troppo”.

Vedendola poi, con le lacrime agli occhi l’abbraccio, le mise la sua giacca e la fece sedere, dopo averle dato un bicchiere d’acqua.

Quando si riprese, andò a prepararsi lasciando i ragazzi nel dubbio di cosa le fosse accaduto.

Arrivati gli ospiti, cercò di essere il più cordiale possibile. Si districò in mille discorsi, sorrise a centinaia di battute senza capirle.

Per fortuna i ragazzi erano tutti in gamba e seppero gestire tutto al meglio, con grande maestria; anche Mirko con quella sua aria un po’ speciale, riuscì a catturare l’attenzione e le confidenze delle signore, riuscendo anche a convincerle a passare a vedere degli abiti bellissimi in settimana.

Solo Anna Rita si accorse che i suoi sorrisi e i suoi discorsi erano tirati e che lei in realtà era tesa come una corda di violino.

Quasi alla fine della festa, giunse Carol, in compagnia di un bell’uomo dall’aria vissuta, ma, molto affascinante che fu con lei molto galante e, a cui Carol disse “finiscila di fare il casca morto con Gioia, che se ti vede Emmanuele ti incenerisce”; poi rivoltasi a Gioia disse ancora “a proposito, dov’è?” e lei non sapendo cosa rispondere, fece finta di dover urgentemente sbrigare un piccolo intoppo e chiedendo scusa si allontanò.

Finalmente erano quasi giunti alla fine, quando Mirko catturò l’attenzione di tutti, facendo entrare un gruppo musicale che cantò le canzoni preferite di Gioia, facendole scendere delle lacrime, ricordandosi che erano anche le preferite di Emmanuele.

Infine, cantarono insieme ai ragazzi una canzone slogan sul negozio e anche qui si commosse e aspettò che finissero per abbracciarli tutte e tre.

I ragazzi, non avevano ancora finito di sorprenderla, difatti avevano fatto stampare duecentocinquanta bigliettini con il nome del negozio, l’indirizzo e il recapito telefonico e man mano che lei salutava gli invitati, loro li distribuivano.

Marika, Giusy e Mirko inoltre, gli avevano regato una bellissima anfora da sistemare all’ingresso. Tutto ciò, l’aveva fatta commuovere, Gioia era proprio contenta del suo team, tanto per usare uno dei vocaboli moderni di Mirko.

I ragazzi cominciarono a chiudere e vedendo che lei non si preparava per andare via, la guardarono con piglio interrogativo e le chiesero “Gioia, dai che andiamo via tutti insieme, è tardi e, fuori non c’è nessuno, gli altri negozi sono chiusi, non è bello che rimani sola , su muoviti”.

Lei tentennò un pochino a rispondere, torcendosi le mani e poi, disse “ecco veramente, avevo intenzione di rimanere qui”. La guardarono tutti e tre straniti e risposero all’unisono “ Cosa? Ma sei impazzita, e poi perché scusa”, lei abbassò gli occhi, aveva pensato di propinargli la storiella che rimaneva per mettere apposto, ma capì che era inutile, disse allora “ecco, ragazzi diciamo che non ho voglia di ritornare a casa, o meglio a casa di Emmanuele, ecco ora l’ho detto”. Marika la guardò e disse “ veramente ci siamo chiesti perché non ci fosse - vedendola con gli occhi lucidi continuò - comunque questo se vuoi, lo spieghi un’altra volta, intanto prendi tutto che dormi da me, anzi ci rimani quanto vuoi”. E tutti e tre l’abbracciarono.

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