Gioia si svegliò sentendo nelle narici un forte odore tipico delle foglie in autunno e di alberi, di campagna, che entrava dalle fessure della finestra.

Aveva trascorso il week-end ospite di Gigi, che se l’era veduta piombare lì, il sabato mattina presto con un aria malinconica , triste quasi spaesata e da persona sensibile ed eccezionale qual era, l’aveva accolta senza fare alcuna domanda. Gioia scese al piano terra, scalza e in pigiama.

Quel luogo le dava un senso di serenità e di libertà che non riusciva a provare in nessun altro luogo.

In quel posto, Gioia riusciva a essere totalmente sé stessa, senza reticenze e senza paura di mostrare le sue debolezze. Si affacciò sul piccolo portico per vedere se c’era Gigi , ma non vide nessuno, rientrò e fece colazione, servendosi di tutte le cose buone che il padrone di casa le aveva lasciato pronte.

Dopo essersi fatta la doccia, indossò una delle tre tute, che sabato aveva comprato strada facendo, correlate di scarpe da tennis.

Gioia fece una lunga passeggiata, saziandosi di quell’aria, così fresca, leggera e profumata di profumi unici e veritieri.

Osservò, la bellezza e la complessità della natura che si snodava in una miriade di colori e dimensioni diverse. Dopo essersi seduta in un angolino, notò anche, la laboriosità delle piccole formiche che le sembrava qualcosa di eccezionale.

Gioia persa nei suoi pensieri e nelle sue molteplici domande, camminò a lungo fino che in lontananza non si udì la campana suonare mezzogiorno.

A quel punto, ritornò indietro, sia perché non voleva che Gigi si preoccupasse per lei, sia per telefonare ai ragazzi, per vedere se al negozio andava tutto bene e sia per tranquillizzarli che stava bene. Pranzarono egregiamente, poiché Gigi era un ottimo cuoco.

Gioia a fine pasto si offrì di preparare il caffè e di risistemare la cucina, ma su quest’ultimo argomento dovette insistere parecchio. Passò circa mezz’ora al telefono con i ragazzi, che come al solito si dimostrarono molto affettuosi nei suoi confronti.

Gioia trascorse il pomeriggio, leggendo un libro che aveva trovato nella vasta libreria del padrone di casa, tale libro, lo aveva letto da ragazzina e ora l’aveva riportata indietro nel tempo, ai tempi in cui trascorreva le estati con la zia.

Tutti questi ricordi la fecero commuovere, insieme alla consapevolezza,m forse per la prima volta, che con la morte della zia aveva perso ogni legame affettivo e che era completamente sola.

Gigi la trovò con il viso che esprimeva dolore, nostalgia e nello stesso tempo consapevolezza, allora si sedette accanto a lei e le disse "senti Gioia ,io non sono una persona invadente per natura, ti ho accolto senza chiederti nulla e puoi stare qui tutto il tempo che vuoi, considera la mia casa come fosse la tua, poiché sai, sei la figlia che avrei voluto avere, però non voglio vederti così, se mi vuoi raccontare cosa ti è successo, io sono qui".

Quando Gigi finì di parlare, Gioia gli buttò le braccia al collo, profondamente emozionata e colpita da quelle parole e rispose quasi sussurrando “ ti voglio bene, anche per me sei il padre che ho perso troppo presto”.

Cenarono in un'atmosfera calda e serena, giacché, dopo quello che si erano detti, tra loro si era creato un legame invisibile diverso.

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