Gioia quella mattina, si sveglio di soprassalto, come se avesse fatto un brutto sogno, era tutta sudata e agitata; si sedette un po’ sul letto e si mise a respirare profondamente.

Fece una doccia prima che il bagno fosse occupato, visto che c’era anche la nipote di Gigi, pure se in realtà aveva bisogno più di un lungo bagno rilassante che della doccia, visto come si sentiva tesa.

Si vestì e scese giù per colazione, pensando di risalire, successivamente, per preparare il borsone con le sue poche cose.

Fecero colazione tutti insieme, Gigi quella mattina, aveva superato sé stesso, aveva preparato, infatti, dei biscotti al cioccolato, alla panna e all’arancia, un gigante plumcake e una crostata ai mirtilli, più una caraffa di latte, il caffè e la premuta d’arancia; sembrava un banchetto reale, più che una colazione di campagna.

Assaggiarono tutto con gusto specialmente lei e Alba, sotto gli occhi contenti e gioiosi di Gigi.

Poi si misero a parlare a lungo con Alba, sempre pronta con i suoi racconti, Gigi era felicissimo di ascoltarli e Gioia che nessunissima voglia di ritornare in città, li trovò interessanti.

Verso le undici e trenta, con gran rammarico Gioia abbracciò con grande affetto Gigi ringraziandolo, per tutto quello che aveva fatto per lei , per la sua gentilezza, per la sua comprensione e per la sua infinita dolcezza.

Intanto i ragazzi che quel giorno, vista la festività di Tutti i Santi erano liberi , stavano preparando una piccola sorpresa a Gioia per il suo ritorno.

Sì avviò lentamente guardando dai finestrini tutto con aria malinconica e triste, quasi come chi è costretto a lasciare un luogo sicuro per avventurarsi in una tempesta.

Gioia, più si allontanava da quella casa più si sentiva di stare per prendere il largo dal porto sicuro, neanche quando aveva lasciato tutto per trasferirsi a Occhioli, aveva avuto quella sensazione e questo la turbava ancor di più.

Dopo un po' che stava guidando, si imbatté in una fila tremenda di auto, così insolita per quella zona, poi marciando a passo d’uomo, realizzò che c’era una fiera, e come poté leggere era “la fiera di Ognissanti”.

Gioia, invitata dall’odore di caldarroste che arriva da una bancarella e dal brontolio del suo stomaco, decise di scendere per fare un piccolo giro.

Comprò per prima cosa delle caldarroste, che le riportarono alla mente tanti ricordi passati e si sedette a mangiarli su un muretto, poco distante c'erano due giovani fidanzatini che teneramente si imboccavano reciprocamente le caramelle zuccherine.

Una volta terminato di mangiare, si scosse i vestiti con una mano, per far cadere residui di castagne che le erano cadute addosso e andò a fare un giro.

Si fermò davanti a molte bancarelle e acquistò degli orecchini per Giusy, un braccialetto per Marika, una sciarpa un po’ estrosa per Mirko, un foulard per Anna Rita e un abitino molto particolare di cui sì innamorò subito per se stessa, anche se non credeva l’avrebbe mai messo.

Vide, infine, un bellissimo maglioncino maschile, che tentennò a lungo a prendere, se ne stava andando quando alla fine, ritornata sui suoi passi lo comprò.

Andando verso l’auto c'era un camioncino che vendeva polpettine di carne e patatine in cartoccio e ne comprò una porzione, che consumò in macchina prima di partire.

Finalmente nel tardo pomeriggio arrivò ad Occhioli, e si fermò per compare un dolce da portare a cena, visto che, comunque, era ancora ospite di Marika; scelse una torta di mele.

Arrivò a casa senza immaginare che ad attenderla c'erano quei tre pazzi scatenati dei suoi dipendenti con una festicciola e un'assordante musica da discoteca, opera senz’altro di Mirko, che le presentò quattro ragazzi più allegroni di lui e, che la fecero ballare, finché, sfinita si tuffò sul divano.

Quando tutti andarono via, Gioia li abbracciò e diede ognuno di loro, il pensierino che gli aveva comprato e dopo averli salutati, esausta andò a dormire.

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