Quella mattina, Gioia si svegliò per il tono di voce concitato e un po’ alto di Marika, che discuteva con qualcuno.

Gioia si sedette in mezzo al letto e cercò di orientarsi, su che ora e che giorno fosse e, anche perché dormiva lì, poi piano rammentò tutto e anche che era lunedì e doveva prepararsi per andare in negozio, era già mancata tanto.

Si alzò per prepararsi e per dare un'occhiata all’ingresso, ma si accorse che Marika aveva finito di discutere e le voci non si sentivano più, intanto si chiedeva chi poteva essere ad aver fatto perdere le staffe a Marika. Si recò in cucina e visto che non c’era nessuno, si mise a preparare la colazione.

Preparò il caffè, il latte, prese i biscotti e dei brioss che trovò nel mobile vicino allo zucchero.

Attese un po’ pensando che gli altri si sarebbero presto alzati, ma continuò a regnare il silenzio, così prese un po’ di latte e caffè, inzuppò un po' di biscotti, lasciò un biglietto ai ragazzi e decise di incominciare ad andare in negozio.

Una volta arrivata al negozio, guardando come i ragazzi avevano sistemato tutto e, di come con maestria e garbo avevano sistemato i vestiti nei manichini, gioii e si sentì subito contenta di essere tornata e, sopratutto soddisfatta che il Signore aveva mandato sulla sua strada tre ragazzi straordinari che erano diventati i suoi amici e i suoi dipendenti.

Continuò a contemplare il negozio che non era più lo stesso ma, era divenuto sofisticato ,caldo e affascinante, anche le vetrinette con i ferma capelli in madreperla, le coroncine, i diademi e i vari gioielli, troneggiavano in mezzo ai vestiti sapientemente addobbati in mezzo al del raso damascato color oro, che sembravano delle gemme.

Dopo aver ammirato tutto ciò con cuore gonfio e felice, le sopraggiunse un pizzico di nostalgia in fondo e un alone di rammarico in fondo al cuore, che pungeva nell’animo, poiché avrebbe voluto condividere con Emmanuele quella felicità.

Non sapeva cosa era successo e perché, all'improvviso tutto era cambiato, nell’ultimo periodo aveva pensato che Emmanuele sarebbe sempre stato presente nella sua vita, invece ora non gli importava nulla di lei, non si era neanche preoccupato per lei in tutti quei giorni.

Si mise a sistemare, quando alle nove giunse Giusy,con un sacchetto con i cornetti caldi e a quel profumo le venne fame, si sedettero e ne mangiarono uno ciascuno, lasciando gli altri ai ragazzi che giunsero un ora dopo dicendo che avevano avuto un contrattempo.

Lavorarono tutti, poi Gioia alle undici uscì, prese l’auto e si diresse direttamente verso il mare.

Aveva bisogno di una passeggiata sulla spiaggia e di un po’ d’aria salmastra.

Mentre passeggiava, capì che aveva bisogno dei suoi vestiti e che sarebbe stato ideale andarci proprio verso quell’ora, perché in genere lui lavorava fino alle quattordici, così dato un ultimo sguardo all’immensità del mare, con un venticello che le svolazzava i capelli intorno al viso, raggiunse l'auto.

Arrivò sotto casa di Emmanuele, fece un bel respiro e scese.

Arrivata al pianerottolo, aprì la porta, guardò tutto intorno con nostalgia, e si diresse nella camera degli ospiti, sperando che le sue cose fossero ancora lì e che lui non l’avesse messe fuori sul balcone. Ciò che vide appena entrata, la lasciò a bocca aperta, la turbò e la intenerì, mentre il cuore le faceva una capriola nel petto.

Steso sul letto, c’era Emmanuele addormentato, abbracciato al cuscino di Gioia. Gioia si avvicinò piano, l'osservò per un bel po’ e lo trovò più scarno e trasandato; poi si avvicinò piano all’armadio e cercando di non fare rumore alcuno, prese tutti i vestiti e li mise nel borsone, quando realizzò che non poteva andarsene così e si chiese se Emmanuele stesse male e per questo era scarno e con la barba incolta.

A questo pensiero ritornò indietro, si sedette piano sul letto e gli sentì la fronte, per constatare che non fosse calda, con la mano così vicina ai capelli non resistette per non accarezzarli,al che lui inizio ad agitarsi nel sonno e a mormorare qualcosa.

Gioia avvicinò l’orecchio alle sue labbra e il cuore le saltò in gola sentendolo sussurrare “Gioia, Gioia mia dove sei?”.

Lei di colpo realizzò che forse ferita com’era aveva sbagliato e si era comportata male con lui, sparendo senza spiegazioni, dopo che comunque lui l’aveva accolta a casa sua per tutto quel tempo.

Confusa e con un tumulto di emozioni in corpo, iniziò ad accarezzargli il viso e dargli dei piccoli baci sulla fronte, quando lui l’attirò a se e iniziò a baciarla con passione, finché del tutto sveglio a guardò e sussurrò “ Ma tu sei vera, sei qua, sei ritornata ” e lei con le lacrime agli occhi, troppo emozionata per parlare, semplicemente annuì.

Emmanuele l'attirò sul letto e accarezzandole dolcemente viso e capelli, continuò a baciarla.

Dopo un tempo che parse a Gioia un'eternità, presero fiato ed Emmanuele l'abbracciò, dopo un po’ Emmanuele la scostò poco e le disse “ Gioia, aspetta un attimo ascoltami, ti prego ho bisogno di sapere, sei ritornata per restare, ti prego sii sincera con me, è davvero tutto finito con Marco come mi ha detto Marika?”.

Lei era confusa, voleva solo stare abbracciata a lui, ma, comunque rispose “ resto se tu vuoi che io rimanga e si, voglio rimanere per sempre”.

Mentre lui ritornava vicino a lei, Gioia si chiedeva a cosa si riferisse e cosa gli avesse detto Marika.

Stettero vicini a lungo, come se fossero in paradiso e in pace, a Gioia sembrava impossibile tutto ciò fino a qualche ora prima, ora si sentiva come se le fosse crollato il mondo, aveva perso ogni certezza e ora sembrava che all’improvviso tutto si fosse catapultato, stare lì con Emmanuele abbracciata non aveva prezzo, si sentiva al sicuro e felice.

Emmanuele, dopo un po', preparò un vassoio di rustici e di affettati e lo consumarono sul letto, guardandosi tutto il tempo, finché lui non si alzò di nuovo e ritornò con una bottiglia di champagne fresco e un solo calice, perché le disse che dovevano avere un solo pensiero, le bollicine la fecero ingoiare a malo modo fino a tossire, ma lui subito trovò la soluzione baciandola.

Verso le sedici e trenta, Gioia le comunicò che voleva farsi una doccia e lui birichino, le propose di farla insieme, ma lei gli fece la linguaccia e gli tirò addosso il cuscino prima di correre ridendo verso il bagno, dopo che chiuse la porta lui le gridò “sei maliziosa, io volevo solo dire che così risparmiamo acqua” e, sghignazzando si allontanò e andò in cucina a preparare il caffè, e mise anche sul tavolo una caraffa di spremuta, e dei biscottini.

Quando Gioia dopo più di mezz’ora entrò in cucina, era uno schianto, aveva addosso una minigonna nera di velluto, una camicia di raso rossa, degli stivaletti bassi.

Lui si complimentò con lei e, si misero a scherzare, quando furono interrotti dallo squillo del telefono, che suonava ininterrottamente, finché Emmanuele non andò a rispondere.

Gioia lo sentì parlare e capì che dall’altro lato c’era una donna e, lei subito s'indurì, ma poi lui chiuse e le disse che era Anna Rita preoccupata, poiché l’avevano chiamata le ragazze, che non la trovavano più.

Lei all’ improvviso realizzò che aveva trascorso praticamente più di mezza giornata solo a coccolarsi con lui, si erano fatte, infatti, le diciannove.

Decisero poi, di andare dai ragazzi insieme e per rompere un po’ il ghiaccio passarono a prendere un dolce.

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