Erano le sette, ed Emmanuele seduto alla poltrona vicino al letto, guardava Gioia che dormiva teneramente, era da un po' che era seduto lì.

La sera precedente si erano sdraiati, lei con la testa poggiata sul suo petto a vedere un film, quando lei si era addormentata dolcemente in quella posizione.

Emmanuele non se l’era sentita di allontanarsi, ma praticamente non aveva dormito per nulla, giacché non era facile starle vicino senza sfiorarla, dopo tutto ciò che provava per lei.

Quel giorno, per fortuna avrebbero trascorso la giornata fuori insieme agli altri, infatti i ragazzi li avevano invitati ad una gita.

Sospirando la baciò sui capelli e andò a preparare la colazione, lei si svegliò al profumo di caffè che giungeva dalla cucina, toccò la coperta accanto a lei assonnata, poiché ricordava che si era addormentata fuori dalle coperte appoggiata a Emmanuele.

Si stiracchiò e si alzò, le dispiaceva di non essersi svegliata accoccolata a lui, sicuramente, l’aveva coperta con il plaid ed era andato a dormire in camera sua.

Gioia si fece la doccia e poi andò in cucina, non sapeva come comportarsi, le sembrava tutto surreale.

Fecero colazione, con lei che arrossiva sotto lo sguardo insistente di Emmanuele.

Avevano fatto colazione tante volte insieme, ma quella mattina c'era una vibrazione diversa nell’aria, che rendeva ogni gesto pure quello quotidiano velato di un sapore insolito.

Gioia imbarazzata si pentì di essere andata in cucina in accappatoio, senza prima vestirsi, anche se l’aveva fatto altre volte, ora si sentiva inadeguata e a disagio, davanti a lui così di colpo si sentiva una ragazzina impacciata.

Si alzò per andarsi a vestire, ma come le passò accanto, lui l’afferrò e se la portò delicatamente al petto e le alzò con due dita il viso ormai paonazzo e le disse “ ehi, piccola si può sapere che c’è ,mi vuoi dire che hai e cosa ti è successo”, lei come sempre quando era impacciata e nervosa, si mordicchiò il labbro, sempre ad occhi bassi ma non riuscì a rispondere allora lui continuo “innanzitutto finiscila di morderti il labbro sennò mi vedo costretto a baciartelo, e poi sono sempre io Emmanuele, l’Emmanuele di sempre, poi ieri siamo stati bene insieme o no?”.

Tutto ciò, mentre lei continuava a tormentarsi le labbra ,al che lui non resistette più e con infinita dolcezza, la baciò teneramente fino a farla sciogliere completamente, infatti con le braccia non più tese l’abbracciò.

Stettero così persi per un bel po’, finché lo strillo insistente del campanello non li fece riemergere da quel mondo fantastico e ovattato in cui si erano persi.

I due, intontiti si allontanarono gli uni dagli altri,e sentirono anche la voce di Marika urlare, “ehi aprite si o no”, quindi Emmanuele si vide costretto ad andare ad aprire e Gioia rimase lì imbambolata.

Marika come entrò la squadrò da testa a piedi poi fissò lui e con voce ironica disse “mi sa che ho interro qualcosa, o sbaglio?” e si mise a ridere.

Emmanuele si passò la mano tra i capelli, mentre Gioia divenne di nuovo rossa in viso e andò in camera di corsa. Marika si rivolse a Emmanuele e disse “scusa ma che ho detto, solo si insomma che forse ... voi due...”.

Emmanuele la guardò e rispose “vedi Marika non tutte hanno la tua tremenda faccia tosta, esistono ancora ragazze che arrossiscono” e lei ancora ridendo disse ma dai sono obsoleti”.

Emmanuele spazientito rispose “fatto sta che a me piacciono tantissimo, ok,ora se gentilmente mi delucidi del perché urlavi come una forsennata, mentre il dito ti si era bloccato sul campanello, ne sarei immensamente felice”.

Lei lo guardò pensando che a volte il bel fisioterapista aveva un bel caratterino e rispose semplicemente “ti ricordi, Giusy, Mirko, la gita, il lago, il pic-nic, la partita a pallavolo, ora ti sei ricordato, bene i ragazzi sono giù in macchina che aspettano”.

Lui si diede un colpetto sulla fronte e rispose “ok incominciate ad andare, noi vi raggiungiamo dopo con la mia auto, ok scusa però pure tu hai la delicatezza di un elefante in mezzo alla porcellana” e l’accompagnò alla porta, augurandosi che arrivata in auto non avrebbe fatto il gazzettino.

Dopo varie peripezie, verso mezzogiorno, consapevoli che erano in netto ritardo, si avviarono per raggiungere i ragazzi e dopo tre quarti d’ora giunsero al lago, dove Mirko era in grembiulino che curava il barbecue, da dove arrivava un invitante odore di salsiccia arrostita.

Mangiarono a sazietà su delle coperte unite, Marika aveva preparato le lasagne, Giusy degli antipasti e una super frittata con asparagi e un insalata e Emmanuele, anche se Gioia, non sapeva come e quando l’aveva comprata, aveva portato una torta sacher.

Giocarono sulla coperta con dei giochi di società, poi trascinati da Mirko giocarono a pallavolo e infine sfiniti rientrarono a casa, dove Marika si impiantò con tutta la combriccola per cena ,visto che erano rimasti numerosi avanzi.

A un certo punto mentre loro facevano baccano, Gioia si accucciò sul divano dove si addormentò beata.

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