Quella mattina Gioia si svegliò stranamente riposata e ne capì il perché, quando vide la sveglia sul comodino, erano le 11 e 30 e così saltò dal letto. Pensò che dovesse andare subito in ospedale e dopo essersi alzata, andò in cucina, dove trovò Emmanuele intento a cucinare.

Appena la vide così agitata, Emmanuele la tranquillizzò, dicendole che era già andato lui all’ospedale, aveva parlato con i dottori e aveva accompagnato Davide da sua zia e che ora c'era lui lì con lei; dopo aver udito tutto ciò, finalmente Gioia si tranquillizzò un pochino e si sedette al tavolo della cucina frastornata, con la testa che un po’ gli girava, forse effetto di essersi alzata di colpo dal letto.

Emmanuele si accorse subito che non stava bene e si sedette a misurarli i battiti al polso, poi le diede un bicchiere d’acqua e zucchero e tra mille proteste la prese in braccio e la riportò sul letto, prese una coperta per coprirla e si sedette accanto a lei, che finito di protestare cercò la sua mano per stringerla, finché lui tolse le scarpe e si sdraio accanto per farla sentire al sicuro messa così; Gioia, faceva a Emmanuele, un'infinita tenerezza, le sembrava un pulcino, un cucciolo in cerca di rassicurazione.

Quando Emmanuele, la vide più tranquilla, le rimisurò i battiti, che andavano meglio e dopo averla fatta sedere un po', al centro del letto, la fece alzare per pranzare.

A tavola Emmanuele la rimpinzo per bene, le diede un antipasto con mozzarella, olive e pomodori secchi, della pasta alla carbonara e due enormi fette di carne con i funghi.

Gioia non poteva posare la forchetta, che, era sua premura rimboccarla, sembrava che la stesse mettendo all’ingrasso, però dopo un po’ dovette costatare che stava notevolmente meglio.

Verso le quindici e trenta telefonarono in ospedale per avere notizie di Anna Rita, pensando comunque di passare in serata, poiché nel pomeriggio doveva accompagnare Emmanuele, che gli aveva chiesto consiglio per un regalo.

Passarono il pomeriggio in centro, girando per negozi, tra l’altro molto belli e molto costosi.

Finalmente dopo ore di girovagare, comprarono il tanto sospirato regalo e lei tirò un sospiro di sollievo, che però durò poco, giacché appena usciti, Emmanuele le comunicò che ora dovevano sostarsi nel centro storico, dove c'era una gioielleria centenaria, e lì avrebbe comprato un altro regalo.

Giunti davanti alla gioielleria, lei rimase incantata, da come era incastonata in mezzo a delle colonne e dal suo aspetto così vissuto. Quando poi entrò all’interno,

Gioia ne rimase completamente estasiata, oltre ai gioielli classici, aveva anche delle antiche porcellane con intarsi d’oro, e antichi specchi con cornici d’oro; quel posto era antico ma pieno zeppo di magnificenze d’altri tempi che inghiottivano chi entrava in un mondo affascinante ed intrigante.

Il proprietario li salutò quasi in maniera riverente e lei si sentì importante, anche se era sorpresa che riservasse proprio a tutti un tale atteggiamento, sicuramente aveva una clientela d’élite, anche se capì inoltre che Emmanuele c'era già stato lì visto che chiese di mostrare a Gioia ciò di cui voleva un consiglio.

Il proprietario si spostò in un'altra camera e ritornò con tre bellissimi contenitori di velluto turchese , dal più grande estrasse una meravigliosa collana antica d’oro bianco con al centro, anch’esso incastonato in una cornice d’oro dello stesso tipo una meravigliosa, una pietra blu.

Lei rimase a bocca aperta non aveva mai visto una simile meraviglia.

Il gioielliere mentre lei era intenta ad ammirare una simile bellezza rivolgendosi a Emmanuele, disse che aveva portato anche gli orecchini e il bracciale e che a giorni, dopo il restauro avrebbe avuto anche l’anello.

Emmanuele richiamò Gioia dal mondo dei sogni e guardarono insieme la parure e lei quasi si emozionò a vedere un simile splendore.

Mentre lei era incantata, vide distrattamente Emmanuele che contrattava con il proprietario e alla fine disse di confezionare la collana e di mettere tutto da parte.

Uscirono da lì con Gioia con gli occhi sognanti e, Emmanuele avvicinandola a sé le chiese “allora ti sono piaciuti i gioielli?” e lei come se avessero chiesto di un gioco a un bambino, disse con lo stesso entusiasmo “si, si tutti meravigliosi , belli stupendi”.

Lui si mise a ridere e la baciò sui capelli e Gioia rispose "comunque la tua amica è davvero fortunata”.

Emmanuele, scherzando, rispose “vero lo dico io, che le mie amiche sono fortunate” e lei non capendo la battuta si rattristò.

Andarono in ospedale a trovare Anna Rita, che per fortuna era fuori pericolo.

Conobbero Davide, che a Gioia sembrasse avesse un’aria familiare, infine, visto che era tardi comprarono delle pizze per cena.

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