Gioia si svegliò per colpa di un rumore assordante e, frastornata si sedette sul letto, per capire, da dove venisse.

Capì infine, che stavano facendo dei lavori per strada, rassegnata sì alzò e andò a farsi un caffè.

Passando vide Emmanuele addormentato sul divano ancora vestito.

Vederlo così la inquietò un pochino, nel sonno aveva un aspetto tormentato e, Gioia si chiese cosa lo angustiasse e perché da un paio di giorni era sfuggente.

Cercò di non fare rumore e si fece un caffè, cosa di cui aveva necessità primaria in quel momento.

Pensò poi, di farsi prima la doccia e poi di preparare una colazione completa, nella speranza che il bell’addormentato si destaste dal sonno. ù

Una volta uscita dalla doccia, preparò delle crêpes con all'interno della crema alla nocciola.

Riscaldò poi, nel fornetto delle ciambelle congelate che qualche settimana prima gli aveva preparato Anna Rita, rifece il caffè e scaldò il latte, nell’attesa accese la radio sulla mensola della cucina.

Appena finito il brano, iniziò la lettura delle notizie e la prima, riguardava l’incidente di un elicottero, ma la cosa che attirò la sua attenzione fu che citando i feriti sentì lo stesso cognome di Emmanuele.

Sentendo dei rumori provenire dal salotto, si affacciò e vide Emmanuele stiracchiarsi, così si avvicinò e sussurrò un buongiorno a bassa voce.

Lui alzò lo sguardo e le fece un sorriso quasi malinconico, poi le fece segno di sedersi accanto e l'abbracciò.

Stettero così per un po’, poi Gioia gli disse “ vieni, avevo preparato il caffè e la colazione".

Fecero colazione quasi in silenzio, ma per fortuna su insistenza di Gioia, Emmanuele mangiò quasi tutto e incominciò anche a prendere un po’ di colorito in faccia.

Stava per chiedergli cosa gli fosse successo, quando lo squillo del telefono li interruppe.

Lui si precipitò a rispondere e apparendo subito di nuovo ombroso, prese la giacca e salutatala frettolosamente uscì, lasciando Gioia nella confusione totale.

Riordinò la cucina, si aggiustò i capelli, si mise le scarpe e una volta presa la borsa uscì.

Passò dalla posta per pagare le bollette che si era portata dietro e finalmente a mezzogiorno e dieci arrivò al negozio esausta e i ragazzi la trascinarono a mangiare una focaccia e a bere una birra ad una focacceria appena aperta.

Il pomeriggio trascorse quieto fino alle diciassette, quando giunsero una sposa e una fila di parenti alla ricerca di abiti molto appariscenti e che, infatti, dovettero prenotare, giacché in negozio tranne Mirko, nessuno di loro era così eccentrico per averli già ordinati.

Alle diciannove chiusero e lei andò a trovare Anna Rita in ospedale, che per fortuna stava molto meglio e presto sarebbe stata dimessa.

Mentre andava via, incontrò Davide, il nipote di Anna Rita, che la invito per mangiare qualcosa insieme così avrebbero parlato, per l’appunto, di Anna Rita.

Ogni riferimento a fatti, persone o cose realmente esistite è puramente casuale. La narrazione di tale racconto è frutto della fantasia degli sceneggiatori/scrittori di Culturaebuonemaniere.it.

Il testo di questo racconto è di proprietà di Culturaebuonemaniere.it e dei suoi sceneggiatori, ne è vietata, pertanto, la riproduzione, modifica, manipolazione o diffusione del presente sotto qualsiasi modo o forma senza lo specifico consenso degli autori.

Copyright © 2020 by Culturaebuonemaniere.it. All rights reserved