Quando Gioia si svegliò, sentì tuoni e pioggia, il rumore del temporale la invogliava a rimanere a letto, infatti, stette ancora mezz’ora sotto le coperte accucciata.

Sì alzò poi, contro voglia, giusto perché doveva passare dal commercialista per ritirare i moduli che servivano a Marco per la sfilata e poi, aveva appuntamento con due giovani sposi per la scelta dei vestiti e infine. in serata aveva, invece, un appuntamento con Marco.

Era già stanca prima di alzarsi, visto tutte le cose da fare.

Dopo essersi fatta la doccia, andò a preparare il caffè, ma prima, sbirciò in camera di Emmanuele per vedere se ancora dormiva, ma vide il letto intatto; quando poi si accorse che anche il divano era vuoto nel salone, restò di stucco, tutto dava sentore che non fosse rientrato per nulla e lei iniziava a preoccuparsi, ma non sapeva che fare, pensò più tardi di andargli a fargli visita allo studio, con qualche preteso.

Trascorse la mattinata con i giovani sposi, che rimasero entusiasti degli abiti e degli accessori, anche se la sposa ci mise più tempo a decidersi trovandoli tutti molto belli, promisero di trascinare tutti i cugini e gli amici a vestirsi lì per l’occasione.

Rimasta sola, telefonò al commercialista, scusandosi per aver fatto tardi e promettendo di passare nel pomeriggio e infine, mangiò il panino che gli aveva comprato Mirko.

Si mise poi, a fare un po’ di pulizia e a sistemare i nuovi arrivi. Verso le sedici e trenta uscì con l’intento di passare a trovare Emmanuele allo studio e di andare poi dal commercialista.

Giunta allo studio medico, Gioia ebbe però una sorpresa, giacché sembrava che Emanuele non andasse a lavorare da giorni e in più aveva preso un mese di ferie; rimase allibita e preoccupata non sapeva più che pensare.

Una volta uscita in strada, continuò a camminare con questo pensiero fisso e anche dal commercialista la sua mente era lì.

Sulla strada del ritorno, il suono di un'auto la fece sobbalzare.

Era Marco che stava andando al negozio a prenderla.

Gioia lo seguì fino all’associazione che si occupava della sfilata ma, non riuscì a concentrarsi su nulla e non accettò neanche l’offerta di rimanere a seguire lo spettacolo di burattini che sarebbe andato in scena quella sera e, adducendo un mal di testa si fece accompagnare a casa.

Lì attese invano per ore il ritorno di Emmanuele e a mezzanotte rassegnata e preoccupata si preparò una tazza di latte e biscotti, poiché non aveva cenato e andò a letto, dove faticò ad addormentarsi.

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