Un suono insistente entrava nei sogni di Gioia, finché lei infastidita non si svegliò, ci mise più di cinque minuti a capire che fosse lo squillo del telefono, che nel tempo che ci mise lei ad alzarsi finì di suonare.

Oramai sveglia, per prima cosa andò a controllare se Emmanuele fosse rientrato e quando constatò che non era così iniziò a sentirsi inquieta e mille domande e quesiti le si accavallarono nella mente.

Si chiese a lungo, cosa gli potesse essere successo.

Gioia non sapeva che fare e né a chi rivolgersi, in fondo, si accorse, che nonostante lo conoscesse da mesi e che vivevano praticamente insieme, non sapeva nulla di lui.

Si sedette sul divano mordicchiandosi il labbro e torcendosi nervosamente le mani, persa nei suoi pensieri, rimase così a lungo, quando l’altoparlante dell’ambulante della frutta la fece emergere da quel torpore, per accorgersi che erano già le nove e lei non si era ancora ne fatta la doccia, né vestita e né aver fatto colazione.

Anche quella mattina, arrivò al negozio tardi,ma, menomale che Mirko pimpante come sempre, aveva già aperto il negozio e non solo, era già alle prese con due simpatiche anziane che volevano un abito sbalorditivo per il matrimonio del loro unico nipote.

Le simpatiche signore, si dilungarono in negozio fino a mezzogiorno, donando a Gioia che tanto ne aveva bisogno, un po’ di allegria, grazie al modo di fare, quasi da sit-com dei due.

Gioia, trascinata dai suoi tre collaboratori, andò a mangiare qualcosa, anche se non riuscì a condividere i loro discorsi, persa com'era nei suoi pensieri.

Rientrati in negozio, ognuno si mise a continuare il proprio lavoro, quando suonò il telefono e sentì Marika dire “si Emmanuele Gioia è qui, dimmi”.

Lei subito si avvicinò al telefono ma, Marika poggiò la cornetta e disse “era Emmanuele, ma è caduta la linea, si sentiva malissimo, non ho capito cosa abbia detto”.

Gioia, subito si agitò e gironzolò per tutto il resto del pomeriggio, nei pressi del telefono, ma purtroppo senza successo.

Quasi all’ora di chiusura, passò Marco, che voleva sapere a che punto fossero con i vestiti, i modelli e l’organizzazione in generale, ma Gioia adducendo come scusa che erano stati molto impegnati, promise che se ne sarebbe occupata il giorno seguente.

Dopo molte insistenze accondiscese, a passare a salutare Margherita e ad andare a cena con lui.

Margherita fu contentissima di vederla, l’accolse infatti, con molta enfasi e tanto affetto, che la fecero stare in colpa, per non essere più andata a trovarla.

Dopo averla ascoltata per un po’, la salutarono e si recarono in un ristorante appena fuori città, che anche se Gioia non era dell’umore giusto, doveva ammettere che era molto caratteristico e accogliente. Il menù era a base di carne, arricchito con verdure e formaggi molto buoni.

Gioia, nonostante, preferiva i piatti di pesce, doveva dire che, in quel posto, gustava molto bene anche quest’altro genere.

Durante la cena Marco, le confidò che era alla ricerca di una sede per creare un ufficio, lì a Occhioli, in modo di poter stare più vicino a Margherita; continuarono il discorso anche mentre l’accompagnava a casa.

Quando l’accompagnò al portone, la raccomandò, affinché, l'indomani, si occupasse dei preparativi della sfilata.

Disse poi, qualcosa che rientrata a casa la turbò, infatti quella frase “certo ora senza Emmanuele, hai un modello in meno”, continuò a torturarle i pensieri, anche a letto, chiedendosi cosa ne potesse sapere lui di Emmanuele.

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