Gioia si svegliò rattristata e con un grande mal di testa.

Si chiese dov'era Emmanuele, cosa gli fosse successo e perché era già due volte che telefonava e la linea era così pessima da non capire nulla.

Si tormentò poi, chiedendosi cosa gli voleva dire.

Tutti quei quesiti l’avevano assillata tutta la notte, fino alle cinque del mattino, quando sfinita, si era addormentata, ma, ora al risveglio ecco che ritornavano all'attacco.

Nonostante la voglia di alzarsi fosse quasi nulla, fece uno sforzo e andò a farsi la doccia.

Quella mattina ci mise un'eternità a sbrigarsi poiché era come se facesse tutto al rallentatore, infatti, erano le nove e trenta quando si sedette in cucina a prendere un caffè. Uscì di casa verso le dieci molto agitata e, con l’intenzione di andare a trovare Carol.

Salì in macchina, si fermò al distributore per fare benzina e si mise in viaggio. Giunta davanti alla villa di Carol, fece un profondo respiro prima di scendere, poi, si sistemò i capelli, prese la borsa e si avviò al cancelletto per suonare al campanello.

Stava per andarsene quando dal giardino vide spuntare il maggiordomo, che vedendola le andò incontro, dicendo "buongiorno signorina, cosa fa lì, venga, entra" e così la fece accomodare. Gioia scoprì così che Carol non c’era e cosa sorprendente, fu che non era partita da sola, ma, con il signorino Emmanuele, come lo aveva chiamato il maggiordomo, Giorgio.

Gioia, mentre parlava con il maggiordomo, scoprì che Giorgio conosceva molto bene Emmanuele e che addirittura, aveva una camera alla villa. Gioia uscì da lì più confusa di prima, era spaesata, e molto rattristata.

Dopo essersi seduta in auto, stette al volante senza partire, pensando a tutto quello che il maggiordomo gli aveva riferito, chiedendosi cosa significasse tutto ciò, quando gli passarono cupi pensieri per la testa e arrivata alla conclusione, di non voler dare un nome a tutta questa storia, mise a moto e partì.

Rientrata in città, passò dal negozio, giusto per lasciare un messaggio ai ragazzi, che sapeva erano in pausa pranzo.

Andò poi, direttamente a casa, giacché, non aveva voglia di parlare con nessuno, infatti, si tolse le scarpe e si buttò sul divano, fissando il vuoto.

Si sentiva triste, vuota e anche presa in giro. A un tratto squillò interrottamente a lungo il telefono, ma lei, lo fissò lasciandolo suonare.

Verso le diciassette e trenta, costretta dalla debolezza, si recò in cucina a farsi un panino, che mangiò controvoglia e andò, a farsi un lungo bagno caldo.

Circa un'ora e mezza dopo, era ancora in accappatoio, quando suonarono alla porta.

La prima volta pensò di non aprire, ma vista l'insistenza , si avvicinò all’uscio domandando chi fosse e dall’altro lato rispose la voce di Marco, lo fece accomodare controvoglia e andò a vestirsi.

Nel frattempo erano arrivati anche i ragazzi e lei si isolò in un angolino, mentre tutti insieme facevano confusione chiacchierando dei preparativi della sfilata.

Infine lei adducendo un mal di testa andò a coricarsi.

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