Gioia, si svegliò al profumo di dolci, di sugo e di pollo al forno. Si sedette confusa sul letto, sembrava fosse in un ristorante non a casa di Marika.

Dopo un'iniziale confusione, si alzò curiosa di capire, cosa fossero, quel tripudio di odori e arrivata in cucina, fu ancora più confusa nel vedere pentole e tegami ovunque e Marika e Giusy in grembiule.

Stupore più grande, lo ebbe nel vedere Marco intento a preparare delle salse.

In un primo momento, intenti a cucinare com’erano, nessuno si accorse di lei, finché Marco giratosi non disse allegramente “Uh! Buongiorno bella addormentata,sei bellissima ”.

Lei si guardò riflessa nel vetro della vetrina e inorridì, aveva i capelli arruffati e all’aria, la polo del pigiama abbottonata storta, era, insomma, un disastro totale e fatta questa constatazione si allontanò rossa in viso.

Mentre si vestiva , dopo essersi fatta la doccia, rifletteva sul fatto che Marco era un gran bugiardo e un adulatore, visto che lei era come un mostro e lui le faceva lo stesso i complimenti.

Si chiese poi, cos'era tutto quel trambusto e ancor di più, cosa ci faceva Marco lì.

Ci mise mezz’ora per rendersi presentabile e quando ritornò in cucina , c'era meno confusione di prima e tutti e tre, erano intenti a decorare un'enorme torta. Gioia, scoprì così che il negozio l’aveva aperto Mirko, e tutta quella confusione, era dovuta al compleanno di quest'ultimo.

Lì salutò e si recò al negozio, passando sul lungomare, vide Emmanuele, con un viso triste, che contemplava l’infinito con sguardo perso, inoltre rabbrividendo dal freddo, Gioia si chiese che ci facesse solo con la camicia, vista l’aria pungente.

Raggiunse il negozio rattristata per la vista di Emmanuele.

Nonostante tutto, non le piaceva vederlo così, forse avrebbe dovuto fermarsi, forse aveva bisogno di una parola amica, in fondo lui c'era sempre stato per lei.

Questo pensiero la torturò per tutta la mattinata, inoltre sapeva che non poteva condividerlo con i ragazzi, poiché non avrebbero capito, specialmente Marika.

All’ora di pranzo, declinò l’invito di Mirko di andare a mangiare qualcosa insieme e andò a mangiare il suo panino, facendosi un giro sul lungomare, nella speranza di incontrarlo, ma logicamente oramai lui non c'era più.

Gioia si fermò a guardare il mare, dal punto esatto dov'era Emmanuele quella mattina, quando gli occhi scorsero qualcosa per terra e abbassatasi, vide che era proprio il portachiavi portafortuna di Emmanuele, lo prese tra le mani e lo strinse a sé.

Stette lì a lungo a contemplare il mare, senza saper che fare. Quando stava per andarsene, una voce alle spalle, la fece rabbrividire, molto più dell’aria fredda che si era alzata. “

Ciao” disse Emmanuele, lei giratasi lentamente lo guardò timidamente e disse “ciao” con voce fievole.

Lui guardandola alzò piano la mano, le accarezzò la guancia e le disse “perché piangi?”, lei si toccò il viso umido e scuotendo piano la testa rispose “sarà stato il vento o la salsedine”. Non si era accorta che la tristezza dei suoi pensieri avesse raggiunto gli occhi.

Lui continuo a guardarla con occhi spenti e tristi, che le fecero avere un vuoto allo stomaco.

In un momento di profonda compassione, gli prese la mano e se la strinse forte al cuore.

Lui incoraggiato da ciò, la prese tra le braccia e lei, si strinse a lui forte, finché il venticello freddo, non le risvegliò la mente.

Allora tutto a un tratto gli mise in mano il portachiavi e corse via ementre lui la chiamava, entrò in auto e partì.

Girovagò fino alle diciassette, quando ritornata in negozio, disse ai ragazzi di aver avuto un imprevisto con un fornitore.

Si mise a scartabellare negli armadi e a rimettere a posto, fino all’orario di chiusura.

A casa era in atto la festa per Mirko, a cui lei partecipò solo per non rovinargliela.

Rifiutò però, ogni invito a ballare e, a mezzanotte lì lasciò continuare a festeggiare mentre lei, si ritirò in camera, dicendo che era veramente stanca.

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