Quella mattina Gioia si alzò malinconica, giacché non voleva andare via ma, purtroppo sapeva di doverlo fare, così scese per la colazione, che consumò insieme a Gigi, e risalì in camera a preparate i bagagli.

Mentre metteva apposto i vestiti usati per le tre serate, l'assalì una certa nostalgia e al pensiero, di Emmanuele bello e aitante in compagnia di Carol, le si strinse lo stomaco.

Salutò Gigi con tanto affetto e un lungo abbraccio, prese il panino e la frutta che le aveva preparato e malincuore salì in macchina, anche perché il tempo iniziava a piovere e, lei voleva arrivare a casa, prima che diluviasse completamente.

Dopo venti minuti circa che era in viaggio, la macchina iniziò a zoppicare, cogliendola di sorpresa finché dopo qualche chilometro si spense lasciandola attonita e spaventata anche perché, si trovava sotto la pioggia in una zona solitaria.

Mise le quattro frecce e rimase in macchina infreddolita, pensando a cosa fare.

Dopo circa mezz’ora, quando, oramai, era agitatissima accostò dietro di lei un'auto e, qualcuno scese sotto la pioggia bussando al finestrino del passeggero.

Gioia, titubante, scese il finestrino e, quando sotto il cappuccio dell’impermeabile scorse il viso di Emmanuele, non sapeva se piangere o ridere.

Le fece cenno di aspettare un attimo e ritornò con una coperta , salì in macchina, le domandò se andava tutto bene e le disse, di mettere la coperta intorno al corpo e sulla testa, visto che pioveva copiosamente e, di aspettarlo nella sua auto.

Emmanuele, intanto, spinse quella di Gioia al limite della carreggiata, dove non avrebbe dato fastidio.

La chiuse e raggiunse Gioia, qui concordarono di lasciare l’auto lì e di proseguire insieme.

Durante il viaggio, Gioia lo fissò sbirciandolo per tutto il tempo di sottecchi.

Arrivati a Occhioli, lui andò direttamente a casa sua, Gioia non disse una parola e rimase a lungo seduta in auto, anche dopo un bel po' che parcheggiarono, finché lui non le disse “che fai scendi o ti devo prendere in abbraccio?”. Lei lo fissò e in silenzio scese.

Arrivati in casa, lui andò a preparare una cioccolata calda per entrambi. Mentre la sorseggiavano, Emmanuele le disse “principessa vuoi rimanere muta per sempre o possiamo parlare?” ma, lei rimase comunque zitta.

Lui allora continuò e disse ancora “mi sa che devo fare come un noto principe, di una nota fiaba” e attirandola a sé, dolcemente la baciò, lei si lasciò subito trascinare dall’emozione, poi dopo un po’ si scostò in malo modo, si alzo e si allontanò.

Emmanuele la raggiunse, la prese delicatamente dal braccio e la fece girare verso di sé e le disse “insomma, mi vuoi dire una buona volta, che cosa hai e cosa ti ho fatto, - concluse passandosi le mani tra i capelli - io non ci capisco più niente”. Gioia lo fissò e, le sembrò sinceramente dispiaciuto, quasi disperato ma, tuttavia lei rimase ancora in silenzio.

Lui si riavvicinò poi, accarezzandole i capelli e lei sbottò “ lasciami stare. Come ti permetti? Vai dalla tua ...non so come definirla”.

Emmanuele la guardò allibito e lei rimarcò ancora arrabbiata “certo , io non posso essere alla sua altezza, non ho i suoi soldi, né la sua eleganza e purtroppo, neanche la sua bellezza”.

Continuando a guardarla senza capire lui ribatté “ma che dici? Di chi parli?” e lei ormai esasperata, sbottò “della tua bella Carol, come di chi” e poi, corse in quella che era stata la sua camera e singhiozzando si sedette sul letto.

Emmanuele dopo un momento di smarrimento, la raggiunse e si dette accanto le alzò il viso e, asciugandole le lacrime, le disse “sciocchina, ma tu sei gelosa senza motivo, Carol per me, non è proprio ciò che pensi”.

Gioia lo guardò con quei grandi occhi, quasi da fanciulla e, lui continuò “senti Gioia, ma è possibile che ancora non ti sei accorta che sono innamorato pazzo di te, da quel primo giorno che mi sei venuta addosso in quel bar”, poi sospirò e si prese il viso tra le mani, a quel punto, fu lei a scostargli le mani e a dire “ripeti cosa hai detto, ti prego” e lui guardandola, emozionato rispose “che ti amo, principessa mia” e si abbracciarono all’infinito.

Passarono la giornata avvinghiati, raccontandosi delle loro emozioni, finché, ormai sera, non squillò il telefono ed Emmanuele a malincuore dovette uscire .

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