Gioia si svegliò tutta indolenzita, giacché la sera precedente, nell’attesa che Emmanuele rientrasse, lei si era addormentata sul divano.

Guardo l’orologio sopra la televisione e vide che era tardissimo, le dieci, per l’esattezza. Andò a vedere in camera di Emmanuele dove, come già immaginava, il letto era intatto.

Confusa, andò a farsi una doccia e poi, ancora in accappatoio, si preparò un caffè per riprendersi. Telefonò ai ragazzi per comunicare che non sarebbe andata in negozio, perlomeno di mattina, determinata a capire cosa stesse succedendo.

Appena chiuse il telefono, subito tornò a squillare e, lei rispose con il fiato sospeso, ma era solo Marika che le ricordava dello speciale evento programmato per le festività natalizie, e della fiera natalizia dove avrebbero partecipato tutti i negozi.

Lei acconsentì velocemente e distrattamente a tutte le sue proposte, avendo un pò di fretta. Chiese poi a Marika, se le prestasse la sua auto, visto che la sua era in riparazione.

Dopo che quest'ultima acconsentì, rimasero che sarebbe andata a prendersela Gioia a casa sua, così avrebbe fatto anche una passeggiata. Preparatasi uscì , intenzionata ad andare a trovare Carol, giacché avrebbe voluto iniziare da lì, visto che non aveva la minima di idea di dove fosse finito Emmanuele.

Nel viaggio per arrivare a casa di Carol, la sua baldanza e la sua convinzione si era affievolita, quasi scemata del tutto.

Arrivata davanti alla villetta, stette un po’ in macchina prima di decidersi a scendere, infine, fece un respiro profondo e si avviò al cancello per suonare.

Il maggiordomo subito la fece accomodare in un ampio salottino,dove troneggiava al muro portante un immensa libreria antica , carica di libri relegati in pelle e davanti a essa, era presente un ampio tappeto, bellissimo e dai colori caldi.

Seduta invece in una delle poltrone del salotto c’era Carol, che con voce amichevole le disse “benvenuta Gioia, ti stavo aspettando da tempo, prego, accomodati”.

Lei di colpo spostò lo sguardo, mentre ragionava sulla frase detta da Carol e si chiedeva dentro di sé cosa significasse.

Carol vedendola così smarrita, con un sorriso disse “su vieni siediti” e poi suonando un piccolo campanello, giunse il maggiordomo con un carrello con delle splendide tazze da te, una teiera, una lattiera, una zuccheriera e un vassoio pieno di biscottini,che servì ad entrambe.

La padrona di casa visto il silenzio che continuava a regnare, disse ancora “allora Gioia, mi volevi parlare, dimmi pure, su coraggio, non mordo mica”.

Gioia poggiò la tazza sul tavolino e disse “ beh, perché non inizia lei, visto che ha detto che mi stava aspettando ”. Carol sorrise e rispose “ma non ci davamo del tu? Comunque io da canto mio, immaginando cosati frulla in testa posso solo dirti, che tra me ed Emmanuele non c’è assolutamente nulla, di quello che tu possa immaginare”.

A quel punto Gioia disse “quindi lei, cioè tu, neghi di amare Emmanuele, di volergli bene, di essere la sua donna, fidanzata o non so che altro?”. Lei sorridendo rispose “benedetta ragazza, non nego di volergli un bene immenso, di amarlo in un certo senso ma, ti posso assicurare che non sono la sua donna, né la sua fidanzata.

Tutte le altre cose, te li deve spiegare lui mia cara, ma credimi, conoscendolo bene come lo conosco, non hai niente da temere, credimi”. Gioia la guardò e poi disse “perché dici che non ho niente da temere, che significa?”.

Carol allora controbatté “da quando vi ho visti insieme la prima volta e, poi subito dopo, all'evento della caccia al tesoro, ho visto un Emmanuele nuovo, rinato, con una luce nuova negli occhi, che gli mancava da una vita e, per questo credimi, io ti ringrazio. Ora mi spiace ma non posso dirti nient’altro - guardando l’ora aggiunse - manca poco al pranzo, perché non rimani a farmi compagnia? Mi farebbe un immenso piacere credimi”. Gioia dopo un po’ di titubanza, annuì ed accettò, allora Carol, lasciandola stupita le prese le mani tra le sue e la ringraziò.

Contrariamente a quanto aveva presupposto, si trovò a suo agio, a pranzare e a chiacchierare con la bella Carol, che la convinse inoltre a rimanere per il pomeriggio e, di accompagnarla a fare delle compere per una sua amica che non stava bene, invitandole inoltre, di riposare un po', indicandole la camera dove era stata ospite l'altra volta.

Trascorsero il pomeriggio a comprare ciabatte, vestaglie, camicie da notte e pigiami.

Gioia poi, declinando l'ulteriore invito a cena di Carol, rientrò ad Occhioli e, stanca morta telefonò ai ragazzi scusandosi e promettendo che l’indomani si sarebbero occupati, insieme, della fiera.

Si fece una doccia, indossò una tuta e con una tazza di latte caldo, si mise sul divano, nella speranza che Emmanuele rientrasse.

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