Quella mattina, Gioia, nonostante la casa fosse calda, si svegliò infreddolita e raffreddata, oltre che con un gran mal di testa.

Decise allora, di rimanere a letto, giacché, si sentiva troppo fiacca per alzarsi.

Piano piano si addormentò in un sonno agitato e, alle undici quando Emmanuele rientrò, la trovò ancora coricata e preoccupato, si avvicinò al letto, la scrollò delicatamente e vedendola agitata, le toccò la fronte e la sentì caldissima.

Capì subito che Gioia aveva la febbre e, andò a cercare un antipiretico e a prepararle una cioccolata calda.

Tornato in camera, Emmanuele svegliò, seppure con enorme fatica, Gioia, e le fece bere la cioccolata calda e le diede l’antipiretico. Le mise poi, una tovaglietta bagnata con acqua fresca, sulla fronte.

Quando lei si riaddormentò, Emmanuele si preparò un panino, si fece una doccia veloce e, dopo aver indossato una tuta, si posizionò sulla poltrona accanto al letto.

Dopo un po' finì per addormentarsi anche lui.

Si svegliò verso le 16 al suono del telefono e, prontamente corse a rispondere per non svegliare Gioia.

Quando rispose, scoprì che erano i ragazzi, preoccupati perché Gioia non si era proprio fatta sentire. Gli comunicarono, inoltre, che anche i negozianti avevano bisogno di lei.

A quel punto allora, a malincuore, si offrì di andare Emmanuele al suo posto ma, alla sola condizione che qualcuno avrebbe dovuto fare compagnia a Gioia e così si offrì Marika.

Alle diciassette quando quest'ultima giunta, lui uscì.

Marika regolarmente svegliava Gioia per darle le medicine e, per darle dell'aranciata, in modo, che rimasse idratata.

Verso le venti, la febbre era scesa notevolmente ma, Gioia era ancora confusa e, appena aprì gli occhi chiese di Emmanuele.

Marika le spiegò la situazione e lei si riaddormentò. Emmanuele rientrò verso le ventidue e mandò a casa Marika, si fece una doccia e si stese vicino a Gioia, in modo di starle vicino, casomai lei avesse avuto bisogno di qualcosa.

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