Gioia, quella mattina, aprì gli occhi, anche se si sentiva molto stanca. Prima di svegliarsi, stava sognando che un mostro voleva farle bere una pozione magica a tutti i costi e, lei si dibatteva ma, niente.

Ben presto si accorse, che l'ipotetico mostro, era Emmanuele che la stava svegliando per somministrarle le medicine.

Dopo averle prese, si riaddormento subito e, ritornò a fare strani sogni.

Emmanuele le tastò diverse volte la fronte e, la sentì sempre bollente, fino a quando, verso mezzogiorno la fronte ritornò più fresca e il respiro di Gioia divenne più leggero.

Tuttavia Emmanuele preferì lasciarla riposare un altro po’ e, solo verso le tredici e trenta, la svegliò per dargli un po’ della minestrina di verdure che le aveva preparato; una sorta di surrogato di quella che la sua tata faceva a lui da piccolo, quando era ammalato.

Trascorse la giornata in camera di Gioia, leggendo un libro, anche perché, in fondo leggere era una delle sue passioni, ma, purtroppo da tanto non ne trovava il tempo.

Era immerso nella lettura e si accorse che si era fatto sera, solo quando si ritrovò sull’uscio di casa i ragazzi, che dopo aver chiuso il negozio erano passati a vedere come stava Gioia.

Quando i ragazzi se ne furono andati via, Emmanuele preparò del latte caldo con i biscotti per entrambi, diede a Gioia le medicine e, come la sera prima, si coricò accanto a lei.

Dopo essersi coperto, pensò di leggere dei meravigliosi racconti a Gioia, finché lei non si addormentò.

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