Gioia si svegliò sentendo un gran trambusto che poi capì, che veniva da fuori.

Si stiracchiò sì alzò e si mise a guardare dietro la finestra e, vide un camion munito di gru che posizionava, un grosso albero di natale, nella piazzetta adiacente il comune, con due operai e con tanti di bambini che facevano un sacco di gioiosa confusione.

Stette un po’ ad osservare ciò con un sorriso, poi infreddolita si diresse in bagno a fare una bella doccia calda.

Si preparò e si truccò con cura nonostante avesse deciso di indossare un completo di jeans, visto che quel giorno doveva aiutare Claudia a distribuire bevande e panini alla fiera. Erano le quattordici e lei e Claudia era da un tempo infinito che servivano panini.

Erano quasi esauste, poiché il ciarlare continuo delle persone intorno le stordiva, oltre al frastuono generale, quando ad un tratto, un gran botto fece ammutire tutti e corsero tutti in direzione del boato.

Capirono subito che una moto era andato a sbattere contro il grande abete della piazza e nello stesso tempo il conducente e una ragazza volarono a terra.

A quel gran caos presto si aggiunsero le sirene dell’ambulanza.

Gioia quando si scosse dal torpore in cui era caduta, si accorse che quella ragazza era Giusy e preoccupatissima, prego i signori dell’ambulanza di farla salire per poterla accompagnare visto che era ancora incosciente.

Arrivarono all’ospedale con Gioia che il cuore gli andava a mille.

Nello stesso tempo sul luogo dell’incidente era giunto Emmanuele e appurato ciò che era successo, andò alla ricerca di Gioia e quando qualcuno gli disse che l’ambulanza l’aveva portata via, il sangue gli si gelò nelle vene, rimproverandosi di non aver capito prima che la ragazza ferita fosse Gioia.

Appena realizzò tutto ciò si mise a correre come un matto verso l’ospedale.

Solo per strada si rese conto che era una follia, poiché l’ospedale distanziava troppo e, guardandosi intorno fermò il primo taxi che vide. Il viaggio verso l’ospedale gli sembrò interminabile.

Giunto finalmente alla struttura ospedaliera, si precipitò a chiedere informazioni e gli dissero che la ragazza era in prognosi riservata e che forse doveva essere operata alla testa per un ematoma, e che lui non essendo un parente non poteva vederla ma, che però tuttavia, se voleva attendere lì, avrebbero provveduto loro a dargli delle informazioni.

Passò delle ore tremende, aveva la testa che gli scoppiava e una tensione tremenda gli attanagliava lo stomaco, con i gomiti sulle ginocchia, sporto in avanti con la testa tra le mani, sentì la voce di Gioia e pensò “Dio mio sto impazzendo, per quanto vorrei vederla la sento anche che mi chiama”.

Chiuse gli occhi e sospirò profondamente ma, quando lì riaprì, il cuore accelerò i battiti in maniera pazzesca, poiché davanti a lui c’era Gioia.

Emmanuele sì alzò attonito le tocco le braccia i capelli per accertarsi che non fosse un miraggio, e poi la strinse forte a sé, così forte che quasi le fece perdere il respiro.

Iniziò a baciarle i capelli il viso, con una Gioia ebete che non riusciva a capire cosa gli fosse preso.

Nel frattempo, arrivò l’infermiera che gli comunicava che la sua ragazza, era stata operata e che l’operazione era andata bene, anche se bisognava attendere che passassero quarantotto ore prima che fosse sciolta la prognosi.

Allora Gioia nella sua mente, realizzò che sicuramente c’era stato un equivoco e, stavolta buttò lei le braccia al collo ad Emmanuele, mentre gli scendevano le lacrime, frutto della tensione di un pomeriggio intenso e, della commozione scaturita dal comportamento super preoccupato, quasi disperato di Emmanuele.

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